Bello, molto bello, molto meno bello. (Siria – adesso – Aisha Arnaout)

19 febbraio 2012

Come in un telegramma e poi di colpo:

Bello, molto bello

ascoltare in tv brandelli di poesia di una poetessa appena morta, dotata di Nobel e facilmente canonizzabile, lette da uno scrittore di punta in un programma tv di punta, all’ora di punta

e a fare poi impazzire le librerie con impennate di vendita improvvise e caratterizzate dalla forza commerciale dell’Effimero.

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Percorso d’Autore: Giovanni Nuscis

26 aprile 2011

GIOVANNI NUSCIS

Da: “Il tempo invisibile” (Book Editore 2003)

Fuori Luogo

Ogni luogo, ogni tempo
Rimodella parole
Il suo
L’ altrui silenzio.

Anche in questo scoglio
Gremito
Di venti, di vuoto
Si dimena un frastuono
Che ingoio
Con avidità sofferta.
Ma ogni volta mi pento
Mi chiedo
Perché mai rovescio gli occhi
Nel pozzo dove solo in parte
Mi rispecchio
Dove
Il fondo che vedo
Non è ancora il fondo.

E in altro luogo è
Il mistero
La luce
Dal torbidume
Distante.

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Ricordo di Michele Sovente

26 marzo 2011

Si sono svolti oggi, a Cappella (Na), i funerali di Michele Sovente.

Ricordiamo qui il poeta nato nel 1948 e autore di significative raccolte poetiche come L’uomo al naturale (Vallecchi, 1978), Contropar(ab)ola (Vallecchi, 1981), Per specula aenigmatis (Garzanti, 1990), Cumae (Marsilio, 1998), Carbones (Garzanti, 2002) e l’ultimo pubblicato appena un anno fa Superstiti (San Marco dei Giustiniani).

Sovente è stato cantore infaticabile e vitale, dapprima degli errori e degli orrori della società dei consumi, e poi della possibilità di immettere in una lingua poetica creativa a viva le inquietudini dell’esistere e le contraddizioni del vivere contemporaneo con una coerenza intellettuale stimabile. La sua attenzione anche per il significante lo porta a sperimentare e dare nuova linfa oltre che alla produzione in versi in lingua italiana a quella latina e dialettale (quello suo napoletano-flegreo), che costituiscono un unicum nella storia della letteratura italiana degli ultimi anni, dove poche sono le voci che sinceramente si sono sapute confrontare rianimandola, una lingua antica come il latino, o piuttosto un dialetto abusato quasi sempre secondo le oleografie più trite e rassicuranti.

Si propongono qui due testi

L’uomo al naturale

Ecco: pianificati omogeneizzati
ciberneticamente programmati
riflessi condizionati.
Ecco: via gli stimoli aggressivi
i conflitti sempre e solo regressivi
uno il potere una la scienza:
gli Audiovisivi.
Ecco: sintetico funzionale
l’uomo al naturale.

(da L’uomo al naturale)

Lingua

Lingua in vacuo inscripta
relinquit simulacra amat
voraces-fugaces laminas
corporis nodos incidentes;
a latere historiae evidentia
evanescit trans nomina abrasa
et consumpta desideria
pacem vocant. Vacua lucet
lingua in frigore, varia
aequora eam incurrunt, nunc
lingufurca decidit-recidit
in vacuo inscripta infinito.

(da Cumae)

qui si rimanda al saluto di Francesco de Core apparso ieri sul Mattino

qui a una “lettura del poeta di Giancarlo Alfano

e sul sito di Chiara De Luca per un’antologia dei suoi testi

 


Percorso d’Autore: Alessandra Palombo

11 marzo 2011

Da Iomare, Genova , Liberodiscrivere, 2004

Mai ho visto una prima volta il mare, di pochi giorni mi  posarono sull’onde. Da allora stiamo assieme, a naso in su, a  scrutare l’orizzonte, in compagnia dei venti in alta uniforme,  dei cavalloni bianchi, dei temporali e della malinconica pioggia sullo specchio acquoso di bonaccia.

*
Tre ragazze in vestaglia
la sera spiluccavano, al buio,
testi indigesti e vino pugliese.

La bionda aspirava al piacere,
la mora all’amore di un nero,
la rossa a una fiamma soffusa.

Grattavano i muri coi palmi,
rapinavano i giorni
nel vecchio palazzo sul corso.

Stillavo liquori dalle foglie
del mirto selvatico,
con le sue fluorescenze feci ghirlanda
e sulla zolla nuda ramificai vitigni.

Impazzava la luce del giorno,
pesci azzurri sprizzavano
gocce d’argento.
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Percorso d’Autore: Francesco Marotta

24 febbraio 2011

TESTI DI FRANCESCO MAROTTA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Abitatori del tempo 

Immagina i poeti fatti soltanto di occhi
pupille deliranti
davanti a templi senza oracolo
equazioni di silenzio
che si dissanguano in luce di alfabeti muti.

Nulla che non sia deserto
dimora di vento che accoglie cristalli di sete
fiorisce in quelle lingue d’acqua
che assaltano giorni senza rive –

nulla che non sia segno e mistero
sillaba ridiventata carne
scopre tra i fossili di un canto senza redenzione
la voce che conduce oltre il naufragio
all’orizzonte indiviso di voli futuri.

(Da: Memoria delle meridiane, 1989, edito)

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Percorso d’Autore: Antonio Fiori

7 febbraio 2011

Percorso d’Autore:

ANTONIO FIORI

Neanche

Neanche il millisecondo attraversi indenne
neanche il sonno provvidenziale,
seppur ridisegnato uguale, così a vederti solenne
come atteso sempre ad una festa
quasi lo stesso ogni momento eppure
meno vivo ogni volta, in questa luminosa
fossa, più labile, più invisibilmente
spento.

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Percorso d’Autore: Erminia Passannanti

23 gennaio 2011
Poesie scelte di Erminia Passannanti
 

Lo scopo dei segni

Siedo qui immersa nelle mie reveries
i seni tratteggiati, le membra
svogliate e torte,
minorata che regge una posa
all’ultima moda

restauro – lupus in fabula
storia che riaccade (ovvero refrain
di fonosimbolismi che dicono
l’Essere “E”,
il Corpo “C”, la Vita “V”,
la Morte”M”
tra alternate cause sillabiche)

esplicita d’ intenti – che svolgo
asimmetrie – parole
dalle vaghe etimologie, nebbie
di rei componimenti
(malagevoli all’uso).

Il mio impeto è un gioco
innocua la metrica
che innesca suoni impropri
rinnegando la forma
canzonando l’altrui foco.

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