Pagine da Ricordare: L’ultima pagina de La coscienza di Zeno di I. Svevo (con file mp3 di Luca Tedeschi)

10 ottobre 2011

Inizia con questo post una collaborazione con l’attore Luca Tedeschi per la rubrica “Pagine da ricordare”. Il brano proposto sarà accompagnato dalla lettura di Luca Tedeschi in formato mp3, liberamente scaricabile.

Buona lettura e buon ascolto!

Luca-Tedeschi-Coscienza-di-Zeno.mp3

Il dottore, quando avrà ricevuta quest’ultima parte del mio manoscritto, dovrebbe restituirmelo tutto. Lo rifarei con chiarezza vera perché come potevo intendere la mia vita quando non ne conoscevo quest’ultimo periodo? Forse io vissi tanti anni solo per prepararmi ad esso! Naturalmente io non sono un ingenuo e scuso il dottore di vedere nella vita stessa una manifestazione di malattia. La vita somiglia un poco alla malattia come procede per crisi e lisi ed ha i giornalieri miglioramenti e peggioramenti. A differenza delle altre malattie la vita è sempre mortale. Non sopporta cure. Sarebbe come voler turare i buchi che abbiamo nel corpo credendoli delle ferite. Morremmo strangolati non appena curati. La vita attuale è inquinata alle radici. L’uomo s’è messo al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinata l’aria, ha impedito il libero spazio. Può avvenire di peggio. Il triste e attivo animale potrebbe scoprire e mettere al proprio servizio delle altre forze. V’è una minaccia di questo genere in aria. Ne seguirà una grande ricchezza… nel numero degli uomini. Ogni metro quadrato sarà occupato da un uomo. Chi ci guarirà dalla mancanza di aria e di spazio? Solamente al pensarci soffoco! Ma non è questo, non è questo soltanto. Qualunque sforzo di darci la salute è vano. Questa non può appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo. Allorché la rondinella comprese che per essa non c’era altra possibile vita fuori dell’emigrazione, essa ingrossò il muscolo che muove le sue ali e che divenne la parte più considerevole del suo organismo. La talpa s’interrò e tutto il suo corpo si conformò al suo bisogno. Il cavallo s’ingrandì e trasformò il suo piede. Di alcuni animali non sappiamo il progresso, ma ci sarà stato e non avrà mai leso la loro salute. Ma l’occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c’è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l’uomo diventa sempre più furbo e più debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza. I primi suoi ordigni parevano prolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci che per la forza dello stesso, ma, oramai, l’ordigno non ha più alcuna relazione con l’arto. Ed è l’ordigno che crea la malattia con l’abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice. La legge del più forte sparì e perdemmo la selezione salutare. Altro che psico-analisi ci vorrebbe: sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospereranno malattie e ammalati. Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.


Pagine da ricordare: Gian Pietro Lucini, La piccola Kelidonio (1914)

11 aprile 2011

Gian Pietro Lucini

da La piccola Kelidonio (1914) –  I. Philiscos a Mnasika

Quella giovane birba di Seso ha risposto ieri alle sollecitazioni di Geron, vecchia bertuccia spelata che non si accorge di divenire di giorno in giorno sempre più ripugnante, come meglio non si poteva.

Tutti che l’abbiamo udito, abbiamo riso, applaudendolo della opportunità delle parole e della buona grazia e squisita colla quale egli le ha pronunciate.

Pensa che Geron, col suo fare solito da babbeo arricchito gli si era posto davanti tra lo sciocco e il pretenzioso a fargli i complimenti sulla fortuna d’aver per amica la più fresca delle nostre giovanette, Akkis, che tu conoscerai almeno per udita perché sempre il nome di lei, come una dolcezza ed un profumo ricorre sulle labra della nostra Glycera. Ed il vecchio facendo risuonare la scarsella ripiena di monete e col promettergli un polledro bajo di fresco comperato da un mercante persiano in rovina, (ottimo polledro leggero al corso e mansueto) lo voleva ridurre al baratto. Senza dire di più colli occhietti cisposi che gli brillavano sotto le palpebre basse e grinzose, come una brace mal spenta sotto il coperchio sdruscito di un vecchio fornello, lo accarezzava sulle spalle, gli si faceva accosto battendogli le coscie e lo tentava in mille modi.

Stuccatosi Seso dell’armeggio lungo e burlesco, finse di acconsentire accontentandolo e gli rispose: «E bene, Geron, io ti voglio regalare la mia amica: e questa è quella che sto per descriverti, e tu puoi chiamarla pure Akkis come vuoi e se ti piace. Costei non ha poppe spropositate e cascanti; non è punto vecchia; non è insolente e non si inebria; non è sudiciona e sa quanto le convenga dal libro d’Elephantis: ha in fine la bellezza insolita e speciale di vedere da un occhio solo, il destro, rosso ed abbruciacchiato mentre il sinistro è nero e senza luce, sbarrato come l’antro del Ciclope. Aggiungi un’altra grazia preclara: i suoi piedi senza dita sono fessi come quelli della capra; se la vedessi danzare, assomiglia ad una faunetta male addomesticata; ed è la femina che ti conviene, è della tua stessa famiglia, o Geron, caprone mal rigovernato».

E Seso gli voltò le spalle, lasciandolo confuso colle mani nodose che palpeggiavano ancora la sua inutile scarsella gonfia, così col sorriso tra il sì e il no, che il vecchio non sapeva come nascondere o mutare. Poi s’avvide che tutto il crocchio lo prendeva a burla; borbottò qualche parola, schivò i più prossimi, allontanandoli coi gomiti come un villano nei giorni di fiera tra la folla urlante, e saltabeccando, mezzo zoppo s’allontanò a guisa di un rospaccio, minacciando.

Ciò ti scrivo, o Mnasika, perché ti serva nelle tue conversazioni ed adoperi una ben tornita insolenza, memore di Seso, che non ti spiacque, a quanto dicono, quand’era imberbe. Ricordami a Glycera e sta bene.


D’AVVENTURE, D’ARMI, D’AMORI E DI FILOSOFIE IO CANTO …

15 gennaio 2011

D’AVVENTURE, D’ARMI, D’AMORI E DI FILOSOFIE  IO CANTO … [1]

di Valerio Bruschini

1) Giano dei Montemarte è il protagonista del libro scritto da Maurizio Magnani: “ Il Signore di Collazzone”, [2] di cui il sottotitolo offre un’avvincente sintesi: Romanzo d’avventure, d’armi, d’amori e di filosofie di un ghibellino libertario del XIII secolo.

Le avventure del giovane iniziano nel 1220, quando, a diciotto anni, è costretto a fuggire dal borgo natio, dopo averlo strenuamente difeso, messo a ferro e fuoco dalle milizie di Todi nel corso di una delle innumerevoli, piccole, ma comunque sanguinose, guerre, che, nel Duecento, scandiscono la storia dell’Umbria, così come delle altre regioni d’Italia.

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Sergio Sozi: ”2025 Blackout. Una storia possibile” di Renato Riva

8 dicembre 2010

Recensione di ”2025 Blackout. Una storia possibile” di Renato Riva (Edizioni della Sera, Roma 2010)

 

Era molto tempo che un romanzo italiano contemporaneo non mi teneva ininterrottamente saldato alle sue pagine (oltre duecentottanta), dalla prima all’ultima, come se qualche elisir di lunga lettura esalasse dall’insospettabile inchiostro. E questo lo premetto sottolineando, per chi non mi conoscesse, che ”2025 Blackout” è un’opera in buona parte estranea ai miei abituali canoni – per capirsi: tratta delle eroiche vicende legate a due argomenti, la produzione dell’energia elettrica e l’informazione, che non mi interessano (l’informazione perché sono uno che sa vivere anche senza comunicare e l’elettricità perché non ho una mentalità scientifica). Inoltre, la cura editoriale di questo testo è del tutto inesistente e inizio a scocciarmi di dover dire pubblicamente che le spaziature, la punteggiatura, la sillabazione, i trattini di sospensione, eccetera, hanno il sacrosanto diritto di esser verificati da un correttore di bozze. Poi, per venire alle scelte scrittorie di Riva, ci sarebbero gli anglicismi eccessivi e spesso immotivati, le mode grafiche insopportabili (ventiquattrore anziché ventiquattr’ore) e la meticolosa, a volte soffocante attenzione del narrato agli aspetti tecnologici e razional-aritmetici della quotidianità, cosa questa che mi allontana anzichenò, facendomi di primo acchito percepire il racconto come frutto di un colossale insieme di calcoli economico-elettrici (tre watt per due metri quadrati meno radice cubica di dieci…). Dulcis in fundo, ecco l’impostazione complessiva che ricorda una pellicola di quelle alla Sundance Festival (Robert Redford… gli eroi alternativi americani un po’ idealisti e troppo geni…) e la lingua scorrevole in maniera sospetta (sceneggiatura mascherata?). Tutto ciò, insomma, remerebbe contro. Eppure. Eppure il romanzo di Renato Riva mi è piaciuto. Assai.

Perché?

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Pasolini ci manca da 35 anni

2 novembre 2010

La mattina del 2 novembre 1975,

sul litorale romano di Ostia,

in un campo incolto in via dell’idroscalo,

venne ritrovato il cadavere martoriato di un uomo:

Pier Paolo Pasolini

A 35 anni dalla morte

la verità sul suo assassinio

non è stata ancora appurata.

Pasolini è sepolto nel cimitero di

Casarsa della Delizia,

la terrà che gli svelò vita e poesia.


Bilancio del decennio – Narrativa – Sergio Sozi

18 ottobre 2010

Inizia con questo post un Bilancio del decennio che sta per chiudersi. Cosa è accaduto di notevole in campo poetico, narrativo, artistico in generale? Quali sono gli autori che sono emersi? Quali i volumi degni di memoria?  Quali gli eventi degni di memoria? Quali antologie hanno segnato il decennio? Quali novità editoriali sono emerse? Quali iniziative Web hanno inciso sulle varie espressioni artistiche?

Sono domande alle quali ognuno può fornire risposte, non importa se parziali o non esclusivamente critiche.

Chi è interessato può intervenire  inviando un testo anche breve su ognuno degli ambiti individuati. Naturalmente ognuno è libero di scegliere se parlare di uno o più ambiti e di decidere la lunghezza dell’intervento. Quello che si chiede è di evitare la semplice lista e di motivare le proprie scelte.

Un ringraziamento particolare a Sergio Sozi che rompe il ghiaccio con uno sguardo molto lucido sulla realtà narrativa italiana del decennio che va a terminare.

Le nostre condizioni: liberismo e dispregio della storia letteraria d’Italia come leggi non scritte del decennio

di Sergio Sozi

La narrativa italiana del primo decennio del Duemila è un curioso ed autocratico palcoscenico dalle accatastate scenografie, dove recitano attori improvvisati che si esibiscono in genere per non piú di mezz’ora e poi scompaiono definitivamente, inghiottiti dalla misteriosa ed anonima vita del retropalco. In sala, vediamo una platea di spettatori talmente variopinti da apparire grigi, uniformemente grigi.

Questa allegoria, a volo d’uccello e semplificando. Tuttavia è innegabile una mutazione antropologica, sia del Paese che ovviamente dei suoi prodotti culturali: ne deriva questo teatro buffo di autori e lettori fugaci, frettolosi, perciò privi di vero e duraturo interesse per la letteratura.

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