Un’involuzione decennale di Renato Morelli

26 novembre 2010

di Renato Morelli

Perché dipingere. Perché non dipingere.

Perché scrivere. Perché non scrivere.

Perché è necessaria una rivoluzione

Oggi, anno 2010, io vivo in un microcosmo. E non ne posso più.

E cioè: il mio così negletto microcosmo ha una componente artistica che mi perseguita e sembra sia consistita nell’opporsi a valori costituiti e affermati per metterli in discussione. E’ sempre stato così. Quindi prima di affossare malamente il mio angolino, sarebbe utile cercare di capire quand’è che avviene il cambiamento, ossia la necessità di mettere in mora ciò che è stato prima. Credo che dipenda da una multifattorialità  di avvenimenti difficile da cogliere perché troppo complessa e nemmeno tanto fruibile. Tuttavia i risultati, ciò che appare dopo, è sempre un cambiamento rispetto alle regole che si erano dati quelli immediatamente precedenti. Regole che, a loro volta, derivavano da situazioni precedenti anch’esse complesse, non ultime le importanti e ovvie connessioni che ha l’arte con lo svolgersi della Storia intesa come il progredire (o il regredire) dell’esperienza umana su questo pianeta.

E’ connaturato nei fatti che l’Arte preceda di qualche passo la Storia, però ne è anche conseguenza nel senso che tutto quello che si produce in una certa epoca deriva in buona parte da quanto succede in campo sociale, politico e religioso di quel periodo.

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Pagine da ricordare: Guerra di Voltaire

3 novembre 2010

Inizia con questo post la rubrica Pagine da ricordare. Pagine di autori del passato che possono ancora tornare utili, che dovremmo tener presenti nel nostro operare quotidiano e nelle nostre scelte ideali e civili. Chi vuole proporre pagine che ritiene importanti è libero di farlo.

GUERRA di Voltaire, dal Dizionario filosofico, 1764.

La carestia, la peste e la guerra sono i tre più famosi ingredienti di questo basso mondo. Si possono collocare nella classe della carestia tutti i cattivi nutrimenti cui la penuria ci costringe a ricorrere per abbreviare la nostra vita nella speranza di sostentarla.

Nella  peste  si  comprendono  tutte  le  malattie  contagiose,  che  sono  in  numero  di  due  o tremila.  Questi  due  presenti  ci  vengono  dalla  provvidenza.  Ma  la  guerra,  che  riunisce  tutti questi  doni,  ci  viene  dall’inventiva  di  tre  o  quattrocento  persone  sparse  sulla  superficie  del globo sotto il nome di principi o di governanti; è forse per questo motivo che costoro, in molte dediche, vengono chiamati «immagini viventi della divinità».

L’ottimista  più  risoluto  ammetterà  senza  fatica  che  la  guerra  trascina  sempre  con  sé  la peste  e  la  fame,  per  poco  che  abbia  visto  gli  ospedali  degli  eserciti  in  Germania,  o  che  sia passato in qualche villaggio dove è stata compiuta qualche impresa bellica.

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