Ivano Mugnaini, Il Tempo Salvato, Blu di Prussia, 2010

20 febbraio 2011

E’ davvero “Il Tempo Salvato”  dell’amore e della poesia, ciò che rinvia la lettura del testo di Ivano Mugnaini: “ La chiamasti amore, lei, Sibilla, la poesia, la poesia, carne soffice, molle nelle mani sopra gabbie di tendini…”//.  La conferma che i testi, a partire dalla sezione “Tra la poesia e la vita”, sono tutte poesie dell’amore visto – sentito – espresso,  come ben afferma  Luigi Fontanella nella prefazione,  in netta e rapida evoluzione o sequenza.

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E cosa possiamo augurarci, se non lasciarci piacevole attrarre, con  immediatezza da tentazioni gentilmente romantiche? No. Tutto ciò qui non è concesso, non assolutamente rappresentato. Non è di questo che il poeta intende parlarci: “Corri amore/prendi una tee- shirt e un’arancia/incontriamoci in un albergo di provincia…/” “ Non è più concesso, o almeno opportuno, lasciare spazio al rimpianto”.  Tuttavia è necessario procedere per gradi vari,  pagina dopo pagina,  ad ogni a capo del verso, contatto con la parola, il suo mistero. La tensione, ben celata, ambisce a un dialogo, ai visi che erano sogno, brivido che sconquassava la schiena, speranza, pazzia. Guardare ora la foglia che cade sul tratto di via che hai di fronte, prendere tutto il sole che c’è.  Inoltrarsi nei diversi luoghi di contatto, fisici e geografici, protagonisti tra presente e memoria: ” L’aria del Lungarno scorre tra tempo e memoria. Neppure il traffico la soffoca cappio di lamiere scorre e non la sfiora.  

 

Potrebbe certamente trattarsi di un moderno canzoniere in versi e credo che lo sia. Non a caso l’amore, è espresso come valore unico, ed  irrinunciabile. Lo stesso autore non ne fa mistero alcuno :“Malgrado le difficoltà della mia vicenda, malgrado  i disagi, i dubbi e le angosce, malgrado il desiderio di uscirne fuori, dentro di me non smetto di affermare l’amore come un valore. di (Roland Barthes)

Andirivieni di pensieri,  descrizioni apparentemente semplici e lineari  aprono solchi profondi. Altro aspetto  che  condivido è il “candore”  disarmante di chi racconta, si dispone,  con tutta  la propria inadeguatezza,  di fronte al mistero, all’alterità del mondo. Con “il giusto peso” delle parole scelte: “Dare, ora, alle parole/il giusto peso, è tutto/ciò che abbiamo, scegliere/ cosa dire senza oscillare…”

Alla ricerca di qualcosa dentro che non si adatta, non si adegua, continua a pulsare per moto proprio ad ammalarsi, a guarire, con impulso autonomo. Scorre la vita a dispetto di te, di noi, porta su lidi secchi e inattesi.

Certamente la poesia potrà dare sollievo se lasciamo che il testo trovi, il cammino, l’oggetto, il messaggio, che trovi la sua strada. Per se stessa il senso, per chi  l’ama.    

Lina Salvi

Qualcosa dentro

Qualcosa dentro non si adatta,

non si adegua, continua a pulsare

per moto proprio, ad ammalarsi, a guarire,

con impulso autonomo. Scorre la vita

a dispetto di te, ti porta su lidi

secchi, inattesi, proprio nell’attimo in cui

senti che niente muta il niente  che,  lento,

divora.

    Ma qualcosa non si attaglia,

non si allinea. Sfiora la superficie

un pensiero, perla di luce scivola

via con un volto stranito, sognando il tonfo,

il crepitio dello schianto, il profilo

dello scoglio. O un prato

dove la distanza è

il salto di un fosso, di slancio,

ad occhi chiusi; l’attimo in cui la mente

diventa riflesso di sole, sorriso profondo

del cuore.

 

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Laura Accerboni – Attorno a ciò che non è stato.

15 gennaio 2011

Laura Accerboni, Attorno a ciò che non è stato, Edizione del Leone, Settembre 2010

Già il titolo potrebbe trarci in inganno, accompagnarci nello sconforto più doloroso e profondo, tipico delle stagioni fredde, dei cieli minacciosi, rigonfi di nubi, rabbuiati. Si rivela, invece, un testo denso e di elevata energia. Dunque, proprio da questa prospettiva bisogna accingersi alla lettura dei testi.

Si sale come per caso
sospesi e credibili
in tutte le parti.
O forse
si scende
come si può
in ruoli non certi.
O ancora
Semplicemente
si rimane
in attesa
di migliori spiegazioni.

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