Percorso d’Autore: Giovanni Nuscis

GIOVANNI NUSCIS

Da: “Il tempo invisibile” (Book Editore 2003)

Fuori Luogo

Ogni luogo, ogni tempo
Rimodella parole
Il suo
L’ altrui silenzio.

Anche in questo scoglio
Gremito
Di venti, di vuoto
Si dimena un frastuono
Che ingoio
Con avidità sofferta.
Ma ogni volta mi pento
Mi chiedo
Perché mai rovescio gli occhi
Nel pozzo dove solo in parte
Mi rispecchio
Dove
Il fondo che vedo
Non è ancora il fondo.

E in altro luogo è
Il mistero
La luce
Dal torbidume
Distante.

*

VECCHIE E NUOVE FIERE                                                                                  

Quale bestia
Dall’antro catodico
Ci parla
Bevendo i nostri occhi?
Non un dio pagano
Con la coda
E il grappolo d’uva
In testa
Ma un garbato Battista
Che annuncia la nostra salvezza
Se solo gli si presta fiducia.

Ah, le fiere di una volta
E le nuove
Con l’imbonitore che ti offre
La magica pozione
O la pignatta.

Ma sì, ascoltalo:
Accerta la tua guarigione
La tua fortuna nel lavoro
Nel gioco, nell’amore
Effettua la prova del fuoco.

Nella tua idiozia sta la sua eccellenza
Come nella veglia
La tirannia improbabile
Del sogno.

*
COME TULIPANI                                                                                  

Come tulipani
Si sono dischiusi
I pugni
In questa primavera indefinita
Di cui attendiamo i frutti.
Nuovi padroni tessono
Tappeti
Nell’ombra
Per i loro piedi
Per la loro gloria.
E ci troviamo qua
Senza sapere dove siamo
A difenderci da
Assunti fragili
Anomie  impensabili:
Travolti da fiumi di gente
E di inchiostro
Che vanno a mondarsi
Di rosso.

*

IL BUON NOME                                                                                                     

Nel gioco del nome
Da dare alle cose
C’è sempre un pedante sconfitto
Voce di popolo
Echeggia
Trionfante
Col nome prescelto.
Così, si disperde la voce
Isolata:
Come un oggetto minuto
In una casba affollata.
Ma il vento continua a secernere
Il nome
L’orecchio
Il lamento innominato
Delle cose.

*

Da: “In terza persona” (Manni, 2006)

Vedi il bianco negli occhi dell’inverno,
un vento gelido che smania, dentro.
Nudo è il viale. Tu, di lana fino ai denti,
gli canti le ossa, e la pelle
smagrita, caduta, ora mai.
Sei dentro di te e in ogni cosa:
uno stato di grazia che sai
non si potrà ripetere.
Leggero come piuma
sulla bilancia d’Osiride.
Le mani come ali raccolte,
lungo il tronco ribollente che
solo in apparenza dorme.
Così si ritrovano le foglie,
dopo corse e danze crepitanti,
ai piedi di altre piante.
Profughe, che non il luogo conta
ma il farsi pane per la terra.

*
Non ci perdiamo
in questa via che tira dritta
spezzata solo da pugni
di case vuote come orbite.
Ombre di pali e cornicioni tremano
sulla strada, tra serpi di cristallo.
La città s’allontana. Gli occhi
nell’oro d’una rada all’orizzonte.
E sorvoliamo a piedi pari la saliva, asciutta
di campagne affaticate, rustici
ville dimesse, grigie o stinte.
Fiume Santo (1) , bagno d’uomini
con le torri lì vicino che si spengono.
Centinaia le tute senza i corpi
tra spuma e campi: anime, finalmente libere.
Affacciati ai bordi di una luce
tagliente, tutto se ne vola
in una pace inquieta d’aria calda.
Niente e nessuno più si ferma
rallenta, giace per sempre;
persino una scimmia antropomorfa
dopo milioni di anni, si risveglia (2).

1 Località, a pochi chilometri da Porto Torres (SS), dove è situata una centrale termoelettrica.  A Porto Torres sono invece presenti gli impianti petrolchimici attivati a fine anni sessanta da Nino Rovelli, ora in  lenta dismissione.
2.  Sempre a Fiume Santo,  nel 1993, due amatori raccolsero dei piccoli frammenti ossei di animali che, analizzati dalla Facoltà di Scienze Naturali di Sassari in collaborazione con l’Università di Liège, hanno rivelato essere appartenuti a coccodrilli, antilopi, scimmie vissute circa 8,5 milioni di anni fa, nel Miocene superiore.

*
Sul dorso di anni molli come acqua
calchiamo l’orma, prendiamo il largo.
Lontani ritrovandoci ogni volta.

Ma ci sono chiese dove torni in silenzio
entrando nell’azzurro degli spazi aperti.
E ti stupisci del tempo che è passato
di quanto belle fossero le mute
impigliatesi là dove biforca il sentiero
di stagione in stagione.

Più sottili si sono fatti gli occhi
più grossa la grana del ricordo.

Siamo volati via da noi e dai nostri morti.

Ma da qualche angolo si avverte
come un monito, e non capiamo:
non capiamo se lo stiamo ascoltando
o siamo già noi quel luogo che chiede ascolto.

*
Conservo un filo d’erba
sulla lingua,
non lo vedrò piegarsi, e marcire.
Un filo che lega e ravviva
una città sbiancatasi alle spalle.
E’ il viatico degli anni
l’architettura che resta,
con la caduta dei mattoni
che il vuoto rende più leggera.
O, se si vuole, una fede banale,
come pantaloni che proteggono
dai graffi d’un sentiero frastagliato,
così fitto da richiudersi alle spalle,
dopo il passaggio, prima
che si crei un varco
davanti.

*

Da:  “La parola data” (L’Arcolaio, 2009)

Dal muro bucato la notte
ti vedi andare via leggero.
Ritrovi all’alba sul tuo letto
un ubriaco che ti legge la vita;
gli ruotano gli occhi e la testa
nella veglia allucinata
nel ludo di parole in sella
ad un ronzare di cellule.

*

Ti scorpori
a poco a poco
e ogni incontro è più breve.
Cominci a vedere
la città che non era
e che sarà
quel delirio d’aria
che ti avvicina di un morso
ogni giorno
all’osso del tramonto.

Il tempo è appeso alla tua gola
le lancette dal quadrante
vi si figgono e ritrovi
dell’ora più ferita
sulla carta una parola.

Il passato lo si trova ormai
pressato in pochi bytes
lo apri e da un chicco
di grano ti esplode
una nube di talco
sugli occhi.

*
Tu scrivi in un angolo
e io ti leggo e commento
e come coscienza remota
t’affioro e tu mi ascolti.
Hai dunque conferma che esisti
che dal tuo avamposto resisti
paradiso inferno palestra
dove mai impareremo
a capirci a bastarci.

*

Si è smorzata la musica
di anni ritenuti straordinari.
Ogni tempo ha la sua e quella
s’era allargata a dismisura
col suo stuolo di cantanti
e rockettari a riempire la casa.
Non c’era gesto, parola o pensiero
che non fosse accompagnato da una nota:
il loro tempo sul nostro.
Quale vento una notte
ha riaccordato le foglie,
schiuso il sipario dell’afa
a una musica nuova.

*

Da: “Transiti” (Quaderno di Poien n. 4 a cura di Gianmario Lucini – Puntoacapo Editrice, 2010)

Mosche

Pensare cose lievi
con dita basse che tornano
alla longitudine del corpo;
pensare che oltre sarà il fiato
a dire cosa incontra o resiste.
Come una mosca puntare
al chiarore che giunge dai vetri
infilata tra tenda e finestra
in attesa che s’apra,
o d’una pietra
di un becco impazzito
per il volo magari
tardivo di un metro.

*

Leader

L’auto lo portava sotto il palco.
Molte le braccia intorno
setole di scopa a mondargli
umore e coscienza.
Sui bordi della piazza
nei volti smagriti degli astanti
il piacere di predirgli una fine
non diversa dagli altri.
Ad ogni parola del comizio
sulle serrande dei negozi
l’avviso di un lutto
una malattia
un inventario in corso.
Molte parole e poche azioni
incomprensibili. E ancora parole
come coriandoli di terra
che ci seppelliranno.
*

Nettare

Gli aghi del maestrale
sul viso smunto dell’inverno.
Le anime magre dei ghiacci
colano sulla terra.
Occhi si spalancano
come voli di cavallette.
Corolle secche cadendo
serbano una punta di nettare
come seme tardivo
come resina
da un tronco ferito

*

Padri

Oltre questi monti
dai valichi erosi dai passi
ali d’aquila sono
le bianche camicie dei padri
sospese nell’aria;
alte e inarrivabili persino
da queste cime pietrose;
e impennano gli sguardi
cercando la ragione del salire
della molta fatica richiesta,
dello sgranarsi della fila,
noi nel mezzo non vedendo
se non il bianco sopra
lieve e distante.

*

Nota bio bibliografica

Giovanni Nuscis è nato ad Ancona nel 1958 e vive attualmente a Sassari.
Laureato in giurisprudenza, si occupa attualmente di formazione.
Ha pubblicato i libri di poesia “Il tempo invisibile” (Book Editore, Castelmaggiore, 2003) (Premio Nazionale di poesia “Alessandro Contini Bonacossi” ed. 2003, come opera prima), “In terza persona” (Manni, Lecce, 2006) e “La parola data” (L’arcolaio, di Gianfranco Fabbri, Forlì, 2009) e “Transiti” (Puntoacapo Editrice, Novi Ligure 2010 – Quaderni di Poiein a cura di Gianmario Lucini).
Per la poesia inedita, ha vinto il Premio Turoldo ed. 2005 organizzato dall’Associazione Poiein (1° classificato); è stato segnalato al Premio Lorenzo Montano 2008 (22° edizione) per la sezione “Raccolta inedita”.
Sue poesie sono presenti nelle antologie “Biblioteca dell’inedito” 2004 – Antologia multimediale (Edizioni Il filo), “Parliamo dei fiori” a cura di Vincenzo Guarracino (Zanetto Editore 2005), “Haiku, Tre versi per la pace” (Edizioni Il filo 2003),  “Vicino alle nubi sulla montagna crollata” (Campanotto editore, 2008), a cura di Luca Ariano ed Enrico Cerquiglini.
Hanno scritto sulla sua poesia Giorgio Bàrberi Squarotti, Maurizio Cucchi, Antonio Fiori, Sebastiano Aglieco, Flora Restivo, Angelo Mundula, Giovanna Marras, Antonio Strinna, Marco Scalabrino, Gianmario Lucini, Roberto Rossi Testa, Franco Fresi, Gianfranco Fabbri, Gian Ruggero Manzoni, Savina Dolores Massa, Giovanni Campus, Fabrizio Centofanti, Salvatore Tola Massimo Onofri, Stefano Guglielmin.
Poesie, note di lettura e interventi critici, propri o sul suo lavoro, sono stati pubblicati sulle riviste l’immaginazione, La clessidra, Polimnia, Gemellae e Le Muse, e sul quotidiano La Nuova Sardegna; in rete, su Nazione Indiana, Via delle belle donne, Italia Libri, ORG, Poiein, Sinestesie,  Lietocolle, Il Convivio, Rotta Nord Ovest, La costruzione del verso, Rebstein – La memoria del tempo sospeso, Blanc de ta nuque, LucaniaArt, Oboesommerso, Compitu re vivi, I poeti del Parco, Lingua Siciliana, Parole di Sicilia, Fara.

Fa parte della redazione del blog collettivo “La Poesia e lo spirito”  (www.lapoesiaelospirito.wordpress.com).
Gestisce un blog, “Transito senza catene” (www.giovanninuscis.splinder.com), dedicato alla poesia, alla letteratura e all’attualità.

Annunci

4 Responses to Percorso d’Autore: Giovanni Nuscis

  1. GIANFRANCO FABBRI ha detto:

    Felicissimo di questa opportunità data al bravissimo Giovanni. Un’opera, la sua, che qui, antologizzata, fa vedere la resistenza al tempo. Complimenti, caro autore!!
    Gianfranco

  2. Antonio Fiori ha detto:

    Una poesia che indaga e decripta, spesso ci avverte.
    L’etica emerge dalle metafore o dal chiarore che la parola dona a un’immagine. E’ vero, quelli di Giovanni Nuscis sono testi che si ostinano a resistere al tempo.

  3. Giovanni Nuscis ha detto:

    Ringrazio e saluto con affetto Gianfranco e Antonio, ed Enrico e i gestori di questo spazio, per l’ospitalità.
    Giovanni

  4. Anonimo ha detto:

    Sottoscrivo ogni sillaba del commento di Antonio Fiori, sinteticamente perfetto nella sua completezza.
    Aggiungo: i testi di Giovanni Nuscis vanno letti e conservati. E riletti, con calma, per scuoterci l’animo e ridestarci, di tanto in tanto.

    Luca Mingioni

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: