Percorso d’Autore: Alessandra Palombo

Da Iomare, Genova , Liberodiscrivere, 2004

Mai ho visto una prima volta il mare, di pochi giorni mi  posarono sull’onde. Da allora stiamo assieme, a naso in su, a  scrutare l’orizzonte, in compagnia dei venti in alta uniforme,  dei cavalloni bianchi, dei temporali e della malinconica pioggia sullo specchio acquoso di bonaccia.

*
Tre ragazze in vestaglia
la sera spiluccavano, al buio,
testi indigesti e vino pugliese.

La bionda aspirava al piacere,
la mora all’amore di un nero,
la rossa a una fiamma soffusa.

Grattavano i muri coi palmi,
rapinavano i giorni
nel vecchio palazzo sul corso.

Stillavo liquori dalle foglie
del mirto selvatico,
con le sue fluorescenze feci ghirlanda
e sulla zolla nuda ramificai vitigni.

Impazzava la luce del giorno,
pesci azzurri sprizzavano
gocce d’argento.
*

Tra i gabbiani intenti a rimestare
nella via angolare
che amoreggia con il sole,

oscillava nell’acqua
ad osservare il marinaio.

Gettate le parole al vento di scirocco,
volava verso oriente,

pane e acciughe bastavano,
a virare a nuove terre.

Mollate le cime, in solitario,
annientava il panico
timore dell’ignoto;

da lei si staccavano pensieri
che in lei tornavano,
puliti dalle onde,
sotto forma di cristalli.

*

Tra gli aghi di pino,
nell’ottobre marino,
un’onda di luce
vagava;

si scaldavano gli arti
al tepore
simile a un talamo,
schiarito dalla brace
racchiusa nei teli;

la luce pulsava, oscillava
a tratteggiare profilo velato;

le labbra si chinavano
attratte dal notturno miraggio
alla bocca sfumata,

come falena che brancola
a cogliere raggio di luce;
non le fu dato raggiungere
l’invisibile traccia

e, sino al prossimo spicchio
di chiaro, riponeva e
ripiegava se stessa.

*

Poi, sul ponte, a prua,
nel porto oltre lo stretto,

di unicità vestita,
nella notte autunnale,
l’ago puntava allo scoglio.

Vibrava la nave che viaggiava nel buio.
Con il suo tutto tornava nell’isola.

*
Oppressa da massa/ Asfissiata dai fumi
spalanco all’ossigeno
al canto del vento/ Voce del mare/
che dissala le lacrime
per l’Amore volato/ violato.

Carezza di brezza/ Inondata da spruzzi/
deterge le gote e aspira le membra,
in sentieri di osmosi/ simbiosi
disperdo le ansie
ritrovo il piacere/ Riprovo a rinascere.

*

La donna dell’isola
è donna di ghiaia di riva rappresa,

è donna di mare
rena che sparse il suo sale
sul manto marino

è occhi innocenti arrossati,
sale asperso dal moto di libere onde,

è tempo che entra ed esce dal cosmo,
al variare del vento,

è amore sulla rena
della piccola spiaggia,
sotto cori invocanti la pioggia.

La donna di mare è uno strano animale,
oltre il canale allunga il suo sguardo
e poi si ritrae

oltre l’alone solare, oltre l’ibisco
si stende supina

la donna dell’isola
è la Signora dell’acqua
è isola stessa.

Ella muta e rimane se stessa.

Da Tautogrammi d’amore e d’amarore, Genova , Liberodiscrivere, 2005

Bello

Bello,
benfatto,
beffardo bluffasti,
bissando brucianti
bugie.

Balordo,
bastardo,
banale bifolco,
buffone! Basta?
Bang!

Egli

Eri eclettico.
Ero ebbra.
Eri eccelso.
Ero erotica.

Euforici,
esternavamo
esuberanti
effusioni.

Esauritasi empatia,
egli è esso
esso è
esilissimo
ex-esso.

Incamminarsi

Incamminarsi
in inverno,
inattesi
intravedersi,
intuirsi.
Irrazionali
incontrarsi,
intrepidi
intrigarsi,
infatuarsi.

Insieme
innamorarsi.

Maliarda

Maliarda,
magistralmente
mi maneggiasti,

maliziosamente,
mio moroso
monopolizzasti,

ma martedì,
massimo mercoledì,
morirai. Maledetta!

Peccato

Ponderi per pescarmi
perché paio prelibata pesca
pesce palombo polposo
pittoresco papavero

passeggi, pianifichi percorso,
parti, parcheggi, pervieni,
presenti preziosa parure.

Patatrac…!
Perdi parrucca.
Peccato…!

Perdonami,
prediligo pelosi peluches.

Da Il lavoro del vento, Genova , Liberodiscrivere, 2008

La scalinata del Forte Falcone

Se il cielo sarà chiaro
e il vento dormirà
e il suo respiro sarà brezza
e la pietra sarà tiepida
salite ragazzi la scalinata
che porta al Falcone.
Salite senza fretta
che l’affanno subentra
in chi prima e in chi poi.
Fermatevi a tre quarti
dalla cima, sotto al verde
che s’affaccia sui gradini
sia esso una magnolia
un fico o una buganvillea
un abete o un oleandro
un pitosforo o un roseto
o un albero importato
da migranti.
Attenti a non succhiare
veleno dall’oleandro
a non pungervi
con le spine
della buganvillea
e delle rose,
anche se sarà difficile,
se le amate come
le lucertole il sole.
Da lassù
vi apparirà la vita:
piazzole incrostate
vicoli e scivoli
strade sbarrate
ferri battuti
pietre rosate
buche e scorci
tetti e terrazze
tegole e antenne
mare e gabbiani
ma anche
ortiche
malve
spighe
papaveri
e cicche
e cartacce
e gatti randagi
in cerca di cibo e d’amore.

L’arrivo del piroscafo

L’arrivo del piroscafo era uno spettacolo.
Le auto imbracate nella rete
sbarcavano dal cielo
dondolando. Talvolta a terra
c’era un cellulare nero
ad attendere gli ergastolani,
che scendevano con le mani incatenate
rivolte verso il volto,
nel tentativo di nascondere
agli sguardi la vergogna;
erano giovani che avevo immaginato
vecchi e, bimba bimba,
dal balcone ricoveravo in casa
con il cuore stretto stretto,
prima che al molo chiudessero il cancello.

A perforare l’imene

A perforare l’imene fu l’addio di mio padre
che amavo osservare sossopra
mentre in salotto fumava la pipa
con l’amico che lo vide
cadere dal ponte della nave nemica
per volare, morire e violare
l’immagine di me
vergine di morte.

Di te

Di te che scuotevi dai capelli le tempeste
per aggrapparti al sole, spero viva in me
l’allegria per ogni nuvola che goccia
la tolleranza per i sogni dei diversi,
l’accettazione del dolore, che non è rassegnazione,
la curiosità del nuovo e il gusto per il bello
ma se i miei figli mi domandano di te
non so rispondere
se non che i tuoi capelli erano mossi.

La darsena

Nella darsena si cammina a malapena
tra raffiche di vento, l’acqua e la salsedine.
È sera. Lo scirocco ha steso un telo scuro
sotto al cielo e la pioggia cade dispettosa
di traverso. A testa bassa sbircio il molo.
Intuisco la presenza di persone che parlano
per sguardi sulle barche, sul lungomare
le luci dei negozi e una nave con il gomito
appoggiato alla banchina.
Il capitano è sceso, a domandare al vento
se è ora di chiudere il portone al continente.
Sotto ai portici, passeggeri muniti di biglietto
vogliono salpare ad ogni costo,
credono alle favole, non al rischio di trovarsi
al punto di partenza dopo il ballo in mare aperto.
Intanto la risacca solletica la macchia,
la sabbia aggiusta le sue dune,
il cielo apre alle stelle uno spiraglio
e il profilo sfumato della luna
m’incoraggia a proseguire sul percorso
scivoloso del vento di scirocco.

Matinée

Ad un cenno di Amore la luce trascina aria
nuova. Si stiracchia la gamba facendo le fusa.
Sfioro con le labbra il tuo viso non rasato,
ancora caldo di cuscino.
Ridiamo rincorrendo gli indumenti
con un occhio alla lancetta.
Poi via… fuori a ritornare adulti tra gli adulti.

Aveva occhiali neri

Aveva occhiali neri la balena
che controvoglia e controvento
m’ingoiava tra colonne d’Ercole
novelle, perché sbuccia le nocche
lo scavarsi dentro.

Sarebbe un sacrilegio

Sarebbe un sacrilegio
esporla come uno stendardo,
e parca è la parola
nell’esprimere la gioia
di un pomeriggio: un presepio,
due bambini, una ragazza, un cane,
e un ciclamino in rosso.

Stasera che posso

Stasera che posso
ascoltare la grandine
nel tepore del letto
leggere di Shuar e tigrillos
di lumache, di piscio e scorpioni,
mentre la luce scolora
lasciatemi sola
a sfamare una parte di me
malnutrita,
stasera che posso.

L’ultima corsa

L’ultima corsa s’inoltra nel canale,
la nave è un punto luminoso.
Rimbomba nel mio vuoto
l’assordante cigolio dei cavi
che calano la porta stagna
per rendere ricordo il tempo.
Si fa persona allora il mare
nell’alzarmi il mento
sull’orizzonte libero da barche.
Si fa persona il mare
nell’attesa di una scia spumosa
in cui tuffarsi in compagnia.
Si fa persona cara il mare,
nell’inviarmi, a mia insaputa,
l’onda buona per la vela.

Rosso Mobbing

(inedito)
In ufficio si sta come un foglio
di carta riciclata accartocciata
nel cestino.

Fine settimana

Anche questa settimana è passata.
Nessuna novità sul fronte del lavoro. C’è il sole e pochi turisti per strada.
Presto il paese scivolerà nel silenzio totale.
Il diminuire dei rumori va di pari passo con lo scemare della luce del giorno.
Settembre però è il periodo più bello.
L’aria è tersa, fa caldo e non c’è afa. Si dorme bene dopo pranzo.
Nel sogno lei saliva una scala che da una camera da letto portava
al piano superiore per terminare su un varco, ad arco.

Chiunque poteva entrare in lei e uscirne.
Ecco perché ha vissuto con la paura dentro.
Le ha salite una seconda volta, in compagnia di un’amica.
C’era la porta stavolta, ma tutti avevano la chiave.
Ha pensato che avrebbe dovuto cambiare il tamburo della serratura.
La casa, di campagna, era al centro di un grande giardino all’italiana
con tanti alberi secolari e salici e lecci e sughere e viali di ghiaino
con aiuole di rose, circondato, a sua volta, da gialli campi di fieno tagliato
che formavano un tappeto ispido.

Sogna sempre case strane quando attraversa periodi di particolare tensione.
Case che hanno le fondamenta a falce di luna, come le barche,
instabili e oscillanti,
case buie sotterranee,
case che ha poi rivisto nella realtà,
case di campagna e case di città,
case italiane e di paesi lontani.
La sua casa interiore non è solida, se colpita da fortunali, traballa e le appare in sogno.
La più bella che ricorda è una piccola costruzione in pianura.
Davanti all’entrata aveva un mare viola, una distesa di lavanda fiorita.
Il suo mare interiore sciaborda.

Ha due giorni di tempo per calmare le acque e recuperare.
Adesso è stanca.Il pensiero è fisso all’ufficio.
A che serve studiare e pensare con la propria testa?
Per anni ha lavoravo sodo, è stata sempre disponibile, è stata scema.
Per lo stipendio si deve lavorare. Non per altro.
Obbedienza e sottomissione serve, e anzianità di servizio.
Il resto solo parole…parole…, anzi bolle di parole.
Il sole sta tramontando, l’aria è ferma , il mare una piana.
Spera stanotte di non sognare case.

Mobbing

Mi mandò, manager,
mendaci messaggi,
mi mortificò
mediante mansioni minori,
magistralmente
mi maltrattò molto,
moralmente.

Montò
malumore
malessere,
malinconia
mestizia.
Marcai malattia.
Meditai.

Morale:
Magistratura?
Macché!
Meglio minimizzare
muoversi, mutare mestiere
magari monotono,
ma meno molesto.

Etica

Anche se lo stomaco
rumina un rimbrotto
– è utile l’etica se riscuote il contrario? –
la laringe sigilla la rabbia
che vorrebbe gridare: Ingiustizia!

C’è da perdere il sole e il sorriso
pensando all’impiego passato, presente
e a quello futuro,
estraneo
quanto l’unghia di un pesce.

Ansia

Sul binario di scambio
non riesce a stare ferma la mente.
Pensieri in catena
gonfiano l’ansia e s’incuneano,
come processionarie ai pini
nel ventre e nel cuore,
ora con rabbia, paura e tristezza
ora con fiori, colorati e odorosi.

Rossomobbing

Nei tornanti interiori
onde morbide
striate di rosso
scolorano
la rabbia invasiva
che fa perdere
il sonno ed il senno.
Rosso è il mobbing,
rosacqua la quiete.

Altri inediti

Possa perdonarmi la parola se la uso per parlarmi
mentre picchio e picchio contro il tronco
a scavare un incavo, dove raccogliermi.

Odiarsi e amarsi è un limarsi mosso
un’asse traversa in un tugurio
del tempo
sommerso dai marosi, in eterno movimento.

L’isolitudine

L’isolitudine
divenne terra ferma
angolatura dalla quale mi affacciavo
esilio in continente.

Il mare era una striscia nera e oscura
un triangolo lontano
con su le navi coi container
molto diverso dal verdeblu isolano
con le rocce a precipizio
i manti renosi e il suo silenzio.

Correvano i parà cantando la mattina.

Tra un’andata e un ritorno a Pisa
per ultimare gli esami dei miei studi
uscivo raramente,
leggevo Bukowski sul parquet
finché lui, insegnante ai figli
delle guardie, rientrava da Pianosa.

Fine corsa – dicevano
scendendo dal convoglio,

E scorre altrove

E scorre altrove la vita che volevo.
La colpa è del ronzio
d’ un calabrone vagabondo
che coprì la nota giusta e lo sguardo
di quel volto esposto al vento – di quando
indossata la scamiciata a quadri
e il corpo non sudava per il caldo –
restò dentro un fotogramma
nel cassetto dei miei ieri.
Quanto sopra racconto, a discolparmi.

Nessun serpente

Nessun serpente
ha intimorito agosto
né un cinghiale ha minato
i frutti e i fiori – i più preziosi
proprio per l’arsura dei petali –
tra cui continuerò
a consumare le suole
con il viso sereno
imperlato di gocce
prima che arrivi la pioggia
a sciogliere l’estate.

Il Professore(poesia racconto)

Per anni, trentacinque o forse più,
brina e vento sul cammino
caldo sudaticcio nei vagoni,
libri e appunti  sulle gambe
lavorando o sonnecchiando,
a pendolare, nella tratta
città labronica – capoluogo regionale.
Tra i turisti, quasi tutti americani,
un caffè in via dei Servi, e infine in facoltà
a spiegare ciò che amava, la materia
della quale s’era innamorato in gioventù
senza mai tradirla mai.
A settant’anni, per lo più
emaciato e sofferente
fu fedele ai suoi ragazzi
nel tenere la sua ultima lezione,
emaciato  e sofferente
con un filo di respiro
uscì quindi dal palazzo
da quella sua seconda casa
che non avrebbe visto più.

Annunci

10 Responses to Percorso d’Autore: Alessandra Palombo

  1. Antonio Fiori ha detto:

    Conoscevo la poesia di Sandra Palombo, la sua controversa isolitudine, il suo ininterrotto raccontare anche nella brevità del versicolo di ‘Tautogrammi’. Poesia-racconto non è dunque solo ‘Il Professore’ ma, evidentemente, anche La scalinata di Forte Falcone,Fine settimana, L’arrivo del piroscafo, La darsena, L’ultima corsa…
    L’isola diventa paradigma dell’interiorità già nel disincanto iniziale di ‘Iomare’ mentre l’autrice cresce costantemente nell’utoanalisi e nella consapevolezza autoriale (‘Altri inediti’ è una metapoesia emblematica).
    Una poesia di grande leggibilità e al contempo sottilmente profonda, parente stretta del dolore e strumento insostituibile della memoria.

    Un saluto cordiale a Sandra e alla Ginestra
    Antonio

  2. sandrapalombo ha detto:

    Prima di tutto ringrazio di cuore Enrico per l’attenzione che ha rivolto alla mia poesia, che come nota giustamente Antonio ( che ringrazio) è sempre molto leggibile e trasparente. Mi sento un po’ fuori dal coro nell’ambito poetico, proprio perché la mia espressività sta nella semplicità dove cerco di esprimermi con armonia per quanto riesco.
    Forse questa esigenza deriva da una formazione umanistica tradizionale, legata alla mia generazione dove già alle medie si leggevano i poemi omerici nella loro interezza e al liceo e all’università gli studi vertevano sui classici, anche quelli del 900.
    L’altro aspetto riguarda l’autonalisi e lo sguardo esteriore. Sono nata storica e parto sempre da ciò che conosco, cioé da me e da ciò che osservo e che provo. Sarà sbagliato, ma sono così.
    Un grazie di cuore da un’isola che oggi è di vento e di pioggia.
    Sandra

  3. maria gisella catuogno ha detto:

    Grande Sandra! Le tue poesie, come sai, mi piacciono molto perché arrivano subito alla mente e al cuore. Si rileggono sempre con piacere.
    Buona domenica ate e ai lettori del blog
    Gisella

  4. Narda Fattori ha detto:

    Cara Sandra, ho letto le tue poesie ricavandone una amara gradevolezza, così come spesso è la vita. Tratti con dolcezza temi forti e duri,pacata e sobria, precisa e tagliente, ma senza acrimonia.
    Mi hai fatto un dono , lo hai fatto a tutti noi che ti hanno letto.., lo farai a coloro che ti leggeranno , Isolana sì, non isolata, non mistificata… Grazie.

  5. anna ha detto:

    Grande percorso, quello di Sandra. l’immediatezza della lettura, che ingiustamente lei definisce semplicità, è il risultato di un lavoro interiore coniugato ad un esercizio esemplare della versificazione. poesia che racconta l’intimo umano ma allo stesso tempo allunga l’occhio verso istanze civili e sociali (si legga tutta la parte del mobbing), splendida La donna dell’isola, metafora della dicotomia propria dell’essere umano. Sandra, se essere “fuori dal coro” produce questi risultati, continua a restarci. un abbraccio, anna

  6. lucetta frisa ha detto:

    con grande piacere sto leggendo le tue poesie,cara Sandra, che conoscevo poco. La semplicità è la qualità maggiore quando si accompagna alla trasparenza,frutto di uno spessore attraversato e allo studio “classico” della lingua. Comunicabile si, ma non “semplice” ( nel senso di sciatto o superficiale). Tu sei classica,limpidamente tradizionale, nel senso migliore del termine.
    E poi…sai quanto il mare (che abita da padrone la maggior parte dei tuoi versi) vibri in consonanza con la mia poesia.
    Ringrazio Enrico Cerquiglini per il dono che ti/ci ha fatto facendo conoscere meglio la tua.
    lucetta

  7. sandrapalombo ha detto:

    Con sorpresa trovo i vostri commenti e desidero ringraziarvi uno ad uno:
    @ Antonio che ha tratteggiato le le linee portanti della mia scrittura e nella cui analisi mi riconosco;
    @ Gisella, amica e elbana come me, che conosce le radici da cui partono le mie emozioni;
    @ Nadia che da poco ho incrociato nel web e il cui commento mi ricorda quello di un’anziana poetessa a me cara;
    @ Anna che mi ha sempre spronato a scrivere anche nei momenti morti e che è sempre presente per un consiglio, una critica positiva, una lettura amica;
    @ Lucetta che da grande poetessa qual è è aperta alla lettura di tutti gli stili di poesia e cerca sempre di valorizzare
    ciò che di buono trova nei versi;
    e infine @ A Enrico che un tempo lontano, senza conoscermi neppure virtualmente, apprezzò dei versi miei e che ora mi ha fatto questo dono.
    Un caro saluto a tutti Sandra

  8. Patrizia Dughero ha detto:

    mi introduco solo oggi e spero d’essere ancora in tempo! anch’io conoscevo i versi di Sandra, ma trovare questa silloge che attraversa le sue raccolte m’ha chiarito quanto già avevo intravisto. la sua “isolitudine”, la rintraccio essenzialmente in questi versi, “E scorre altrove la vita che volevo./
    La colpa è del ronzio/ d’ un calabrone vagabondo/”, che mi dice lo sgomento di chi a ogni risveglio ha tanto e solo mare davanti, col desiderio ambivalente d’attraversarlo e restare invece imbozzolati a rispescare nel vento il senso. la maliconia aspra, che, a mio avviso, non è poi così trasparente, ma scava a fondo e ci sconcerta come il mare appunto che raramente è trasparente. e quell’andare e venire del gioco di versi, dai tautogrammi, anche dagli haiku, che si spogliano e ci liberano, per tornare a componimenti complessi, dove la narrazione si fonde con la tradizione: il ritmo della nave che parte e deve tornare. ci vuole tempo per leggere le poesie di Sandra, per sentire piano il salso che s’insinua, mentre t’arrivano le folate del vivere quotidiano, e a volte ti sollevano come vento di tramontana conducendo a quell’altrove, civile, capace di scorticare. quando giunge è già ora di tornare, un movimento a onda, che non occorre neanche descrivere: è già lì. la mia empatia per i versi di Sandra è profonda come per la varietà dell’isola, che non si può scordare, e ringrazio tutte/i, Enrico e Sandra soprattutto certo, per questa splendida circumnavigazione che mi/ci avete fatto compiere. buona settimana, un abbraccio circolare, patrizia

  9. sandrapalombo ha detto:

    Cara Patrizia,
    si avverte nella tua attenta lettura la conoscenza dell’isolitudine, quel vedere il mare al risveglio, la voglia di essere altrove che cozza con la ” pigrizia” di rimanere nel bozzolo. L’isola ha ispirato alcune delle tue poesie, perché l’Elba è stata una terra tua, anche se non appartanente alle tue radici familiari.
    Grazie per questo tuo commento nel quale hai colto il vento che mi porta a scrivere.
    Sono , come gli isolani,”rustica” come mi definisci quando rifiuto i complimenti, ma queste tue righe le accetto volentieri e mi hanno fatto veramente piacere.
    Un abbraccio e a rivederci qui, allo Scoglio.
    Sandra

  10. Patrizia Dughero ha detto:

    grazie a te Sandra, a rivederci presto, patrizia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: