Workshop “Pubblico e poeti: una svolta civile”. Voltana di Lugo (Ravenna), 27 Maggio 2011.

29 marzo 2011

Rimpalliamo con piacere dal blog di Matteo Fantuzzi

Workshop “Pubblico e poeti: una svolta civile”. 27 Maggio 2011.

Call for poets & contributors.

Dopo il dibattito che ha convolto negli scorsi mesi Nazione Indiana rimane viva l’attualità di una corrente che sta inserendo nella nuova poesia italiana contemporanea tematiche e aperture che difficilmente il nostro Novecento ha saputo considerare rendendo impossibile la fruizione da parte dei lettori di quella che già nell’immaginario è considerata la forma d’arte e letteraria più criptica e inavvicinabile. Al contrario questa nuova epica che obbliga il poeta ad aprirsi dal punto di vista intellettuale e ad assumersi la responsabilità del proprio ruolo anche grazie ad un nuovo recupero dell’oralità rende possibile quella “rivolta morale” che questi tempi inevitabilmente ci chiedono. L’intento di questo workshop diventa così il confronto e lo scambio di idee affinchè tutto questo prenda forma e definitivamente anche grazie alle opere diventi sostanza.

Il workshop si terrà Venerdì 27 Maggio dalle ore 16.00 presso Villa Ortolani, Piazza dell’Unità a Voltana di Lugo (Ravenna) all’interno del festival TR3B organizzato dal Centro Sociale Ca’ Vecchia. Questo evento in particolare è patrocinato da Azioni Poetiche – Facoltà di Lettere dell’Università di Padova ed è in definitiva un preview delle manifestazioni che si terranno a Padova la settimana dopo.

Chiediamo quindi (quanto prima) conferma della vs. partecipazione per gli interventi teorici del pomeriggio e anche (per i poeti) per la lettura di un proprio testo alla sera presso il centro Ca’ Vecchia sempra a Voltana all’interno del festival TR3B dopo una prima parte durante la quale sarà ospite (come già dal pomeriggio) Fabio Franzin che leggerà brani tratti da Fabrica. La cena ce la mette Ca’ Vecchia e non ve ne pentirete…
I link di quanto accaduto su Nazione Indiana qui:

http://www.nazioneindiana.com/2011/02/03/pubblico-e-poeti-una-svolta-civile/
http://www.nazioneindiana.com/2011/02/05/pubblico-e-poeti-una-svolta-civile-parte-seconda/


Ricordo di Michele Sovente

26 marzo 2011

Si sono svolti oggi, a Cappella (Na), i funerali di Michele Sovente.

Ricordiamo qui il poeta nato nel 1948 e autore di significative raccolte poetiche come L’uomo al naturale (Vallecchi, 1978), Contropar(ab)ola (Vallecchi, 1981), Per specula aenigmatis (Garzanti, 1990), Cumae (Marsilio, 1998), Carbones (Garzanti, 2002) e l’ultimo pubblicato appena un anno fa Superstiti (San Marco dei Giustiniani).

Sovente è stato cantore infaticabile e vitale, dapprima degli errori e degli orrori della società dei consumi, e poi della possibilità di immettere in una lingua poetica creativa a viva le inquietudini dell’esistere e le contraddizioni del vivere contemporaneo con una coerenza intellettuale stimabile. La sua attenzione anche per il significante lo porta a sperimentare e dare nuova linfa oltre che alla produzione in versi in lingua italiana a quella latina e dialettale (quello suo napoletano-flegreo), che costituiscono un unicum nella storia della letteratura italiana degli ultimi anni, dove poche sono le voci che sinceramente si sono sapute confrontare rianimandola, una lingua antica come il latino, o piuttosto un dialetto abusato quasi sempre secondo le oleografie più trite e rassicuranti.

Si propongono qui due testi

L’uomo al naturale

Ecco: pianificati omogeneizzati
ciberneticamente programmati
riflessi condizionati.
Ecco: via gli stimoli aggressivi
i conflitti sempre e solo regressivi
uno il potere una la scienza:
gli Audiovisivi.
Ecco: sintetico funzionale
l’uomo al naturale.

(da L’uomo al naturale)

Lingua

Lingua in vacuo inscripta
relinquit simulacra amat
voraces-fugaces laminas
corporis nodos incidentes;
a latere historiae evidentia
evanescit trans nomina abrasa
et consumpta desideria
pacem vocant. Vacua lucet
lingua in frigore, varia
aequora eam incurrunt, nunc
lingufurca decidit-recidit
in vacuo inscripta infinito.

(da Cumae)

qui si rimanda al saluto di Francesco de Core apparso ieri sul Mattino

qui a una “lettura del poeta di Giancarlo Alfano

e sul sito di Chiara De Luca per un’antologia dei suoi testi

 


Giornata mondiale della poesia con la guerra in atto

21 marzo 2011

Bertolt Brecht

Autore: Sturm, Horst

La guerra che verrà

Non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ultima
c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente egualmente.

Tempi brutti per la poesia

 
Sì, lo so: solo il felice
È amato. La sua voce
È ascoltata con piacere. La sua faccia è bella.
L'albero deforme nel cortile
È frutto del terreno cattivo, ma
Quelli che passano gli danno dello storpio
E hanno ragione.
Le barche verdi e le vele allegre della baia
Io non le vedo. Soprattutto
Vedo la rete strappata del pescatore.
Perché parlo solo del fatto
Che la colona quarantenne cammina in modo curvo?
I seni delle ragazze
Sono caldi come sempre.
Una rima in una mia canzone
Mi sembrerebbe quasi una spavalderia.
In me si combattono
L'entusiasmo per il melo in fiore
E il terrore per i discorsi dell'imbianchino.
Ma solo il secondo
Mi spinge alla scrivania.


Il rogo dei libri (trad. di F. Fortini)

Quando il regime ordinò che in pubblico fossero arsi
i libri di contenuto malefico e per ogni dove
furono i buoi costretti a trascinare
ai roghi carri di libri, un poeta scoprì
– uno di quelli al bando, uno dei meglio – l’elenco
studiando degli inceneriti, sgomento, che i suoi
libri erano stati dimenticati. Corse
al suo scrittoio, alato d’ira
e scrisse ai potenti una lettera.
Bruciatemi!, scrisse di volo, bruciatemi!
Questo torto non fatemelo! Non lasciatemi fuori! Che forse
la verità non l’ho sempre, nei libri miei, dichiarata? E ora voi
mi trattate come fossi un mentitore! Vi comando:
bruciatemi!


La guerra che verrà

Non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ultima
c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente egualmente.

Tempi brutti per la poesia

 
Sì, lo so: solo il felice
È amato. La sua voce
È ascoltata con piacere. La sua faccia è bella.
 
L'albero deforme nel cortile
È frutto del terreno cattivo, ma
Quelli che passano gli danno dello storpio
E hanno ragione.
 
Le barche verdi e le vele allegre della baia
Io non le vedo. Soprattutto
Vedo la rete strappata del pescatore.
 
Perché parlo solo del fatto
Che la colona quarantenne cammina in modo curvo?
I seni delle ragazze
Sono caldi come sempre.
 
Una rima in una mia canzone
Mi sembrerebbe quasi una spavalderia.
 
In me si combattono
L'entusiasmo per il melo in fiore
E il terrore per i discorsi dell'imbianchino.
Ma solo il secondo
Mi spinge alla scrivania.

Il rogo dei libri (trad. di F. Fortini)

Quando il regime ordinò che in pubblico fossero arsi

i libri di contenuto malefico e per ogni dove

furono i buoi costretti a trascinare

ai roghi carri di libri, un poeta scoprì

– uno di quelli al bando, uno dei meglio – l’elenco

studiando degli inceneriti, sgomento, che i suoi

libri erano stati dimenticati. Corse

al suo scrittoio, alato d’ira

e scrisse ai potenti una lettera.

Bruciatemi!, scrisse di volo, bruciatemi!

Questo torto non fatemelo! Non lasciatemi fuori! Che forse

la verità non l’ho sempre, nei libri miei, dichiarata? E ora voi

mi trattate come fossi un mentitore! Vi comando:

bruciatemi!


All’Italia di Giacomo Leopardi

17 marzo 2011

O patria mia, vedo le mura e gli archi
E le colonne e i simulacri e l’erme
Torri degli avi nostri,
Ma la gloria non vedo,
Non vedo il lauro e il ferro ond’eran carchi
I nostri padri antichi. Or fatta inerme,
Nuda la fronte e nudo il petto mostri.
Oimè quante ferite,
Che lividor, che sangue! oh qual ti veggio,
Formosissima donna! Io chiedo al cielo
E al mondo: dite dite;
Chi la ridusse a tale? E questo è peggio,
Che di catene ha carche ambe le braccia;
Sì che sparte le chiome e senza velo
Siede in terra negletta e sconsolata,
Nascondendo la faccia
Tra le ginocchia, e piange.
Piangi, che ben hai donde, Italia mia,
Le genti a vincer nata
E nella fausta sorte e nella ria.
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Vetrina dei poeti 6: Francesco Terzago, “…nell’ombra: della gente…”

14 marzo 2011
Nel dono di questo inedito, per il quale Ginestra ringrazia sentitamente, Francesco Terzago mostra alcune caratteristiche salienti del suo lavoro: la passione per la forma poematica, oggi un po’ trascurata; una tendenza alla narrazione assimilabile più alla tradizione anglosassone novecentesca che a derive diariste o minimaliste; un’attenzione “civile” – qualunque cosa questo significhi… –
che rimanda a figurazioni dell’ultimo Franzin e a un
certo fauvismo espressivo di Simone Cattaneo. Modalità di espressione nuove, senza nuovismo, in quanto intrise di tradizione, per quanto eterodossa, e di intensità, che è l’unica vera erede di una sempre presunta e mai realizzabile
‘originalità’.
 
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Percorso d’Autore: Alessandra Palombo

11 marzo 2011

Da Iomare, Genova , Liberodiscrivere, 2004

Mai ho visto una prima volta il mare, di pochi giorni mi  posarono sull’onde. Da allora stiamo assieme, a naso in su, a  scrutare l’orizzonte, in compagnia dei venti in alta uniforme,  dei cavalloni bianchi, dei temporali e della malinconica pioggia sullo specchio acquoso di bonaccia.

*
Tre ragazze in vestaglia
la sera spiluccavano, al buio,
testi indigesti e vino pugliese.

La bionda aspirava al piacere,
la mora all’amore di un nero,
la rossa a una fiamma soffusa.

Grattavano i muri coi palmi,
rapinavano i giorni
nel vecchio palazzo sul corso.

Stillavo liquori dalle foglie
del mirto selvatico,
con le sue fluorescenze feci ghirlanda
e sulla zolla nuda ramificai vitigni.

Impazzava la luce del giorno,
pesci azzurri sprizzavano
gocce d’argento.
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Pagina da ricordare (e non dimenticare): Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina di Olympe de Gouges

7 marzo 2011

Olympe de Gouges (Montauban, 7 maggio 1748 – Parigi, 3 novembre 1793)

Per informazioni sulla biografia di Olympe de Gouges si rimanda a Wikipedia.

DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELLA DONNA E DELLA CITTADINA (1791)

Uomo, sei capace d’essere giusto ? È una donna che ti pone la domanda ; tu non la priverai almeno di questo diritto. Dimmi? Chi ti ha concesso la suprema autorità di opprimere il mio sesso? La tua forza? Il tuo ingegno? Osserva il creatore nella sua saggezza ; scorri la natura in tutta la sua grandezza, di cui tu sembri volerti raffrontare, e dammi, se hai il coraggio, l’esempio di questo tirannico potere. Risali agli animali, consulta gli elementi, studia i vegetali, getta infine uno sguardo su tutte le modificazioni della materia organizzata; e rendi a te l’evidenza quando te ne offro i mezzi; cerca, indaga e distingui, se puoi, i sessi nell’amministrazione della natura. Dappertutto tu li troverai confusi, dappertutto essi cooperano in un insieme armonioso a questo capolavoro immortale. Solo l’uomo s’è affastellato un principio di questa eccezione. Bizzarro, cieco, gonfio di scienza e degenerato, in questo secolo illuminato e di sagacità, nell’ignoranza più stupida, vuole comandare da despota su un sesso che ha ricevuto tutte le facoltà intellettuali; pretende di godere della rivoluzione, e reclama i suoi diritti all’uguaglianza, per non dire niente di più.

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