Percorso d’Autore: Francesco Marotta

24 febbraio 2011

TESTI DI FRANCESCO MAROTTA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Abitatori del tempo 

Immagina i poeti fatti soltanto di occhi
pupille deliranti
davanti a templi senza oracolo
equazioni di silenzio
che si dissanguano in luce di alfabeti muti.

Nulla che non sia deserto
dimora di vento che accoglie cristalli di sete
fiorisce in quelle lingue d’acqua
che assaltano giorni senza rive –

nulla che non sia segno e mistero
sillaba ridiventata carne
scopre tra i fossili di un canto senza redenzione
la voce che conduce oltre il naufragio
all’orizzonte indiviso di voli futuri.

(Da: Memoria delle meridiane, 1989, edito)

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Pagine da ricordare: Indifferenti di Antonio Gramsci

21 febbraio 2011

Indifferenti[1]

di Antonio Gramsci

Odio gli indifferenti: Credo come Federico Hebbel che «vivere vuol dire essere partigiani». Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e partigiano. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. È la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall’impresa eroica.

L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costrutti; è la materia bruta che si ribella all’intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano, quanto all’ indifferenza, all’assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell’ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un’epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell’ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non, sia che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch’io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.

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Ivano Mugnaini, Il Tempo Salvato, Blu di Prussia, 2010

20 febbraio 2011

E’ davvero “Il Tempo Salvato”  dell’amore e della poesia, ciò che rinvia la lettura del testo di Ivano Mugnaini: “ La chiamasti amore, lei, Sibilla, la poesia, la poesia, carne soffice, molle nelle mani sopra gabbie di tendini…”//.  La conferma che i testi, a partire dalla sezione “Tra la poesia e la vita”, sono tutte poesie dell’amore visto – sentito – espresso,  come ben afferma  Luigi Fontanella nella prefazione,  in netta e rapida evoluzione o sequenza.

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E cosa possiamo augurarci, se non lasciarci piacevole attrarre, con  immediatezza da tentazioni gentilmente romantiche? No. Tutto ciò qui non è concesso, non assolutamente rappresentato. Non è di questo che il poeta intende parlarci: “Corri amore/prendi una tee- shirt e un’arancia/incontriamoci in un albergo di provincia…/” “ Non è più concesso, o almeno opportuno, lasciare spazio al rimpianto”.  Tuttavia è necessario procedere per gradi vari,  pagina dopo pagina,  ad ogni a capo del verso, contatto con la parola, il suo mistero. La tensione, ben celata, ambisce a un dialogo, ai visi che erano sogno, brivido che sconquassava la schiena, speranza, pazzia. Guardare ora la foglia che cade sul tratto di via che hai di fronte, prendere tutto il sole che c’è.  Inoltrarsi nei diversi luoghi di contatto, fisici e geografici, protagonisti tra presente e memoria: ” L’aria del Lungarno scorre tra tempo e memoria. Neppure il traffico la soffoca cappio di lamiere scorre e non la sfiora.  

 

Potrebbe certamente trattarsi di un moderno canzoniere in versi e credo che lo sia. Non a caso l’amore, è espresso come valore unico, ed  irrinunciabile. Lo stesso autore non ne fa mistero alcuno :“Malgrado le difficoltà della mia vicenda, malgrado  i disagi, i dubbi e le angosce, malgrado il desiderio di uscirne fuori, dentro di me non smetto di affermare l’amore come un valore. di (Roland Barthes)

Andirivieni di pensieri,  descrizioni apparentemente semplici e lineari  aprono solchi profondi. Altro aspetto  che  condivido è il “candore”  disarmante di chi racconta, si dispone,  con tutta  la propria inadeguatezza,  di fronte al mistero, all’alterità del mondo. Con “il giusto peso” delle parole scelte: “Dare, ora, alle parole/il giusto peso, è tutto/ciò che abbiamo, scegliere/ cosa dire senza oscillare…”

Alla ricerca di qualcosa dentro che non si adatta, non si adegua, continua a pulsare per moto proprio ad ammalarsi, a guarire, con impulso autonomo. Scorre la vita a dispetto di te, di noi, porta su lidi secchi e inattesi.

Certamente la poesia potrà dare sollievo se lasciamo che il testo trovi, il cammino, l’oggetto, il messaggio, che trovi la sua strada. Per se stessa il senso, per chi  l’ama.    

Lina Salvi

Qualcosa dentro

Qualcosa dentro non si adatta,

non si adegua, continua a pulsare

per moto proprio, ad ammalarsi, a guarire,

con impulso autonomo. Scorre la vita

a dispetto di te, ti porta su lidi

secchi, inattesi, proprio nell’attimo in cui

senti che niente muta il niente  che,  lento,

divora.

    Ma qualcosa non si attaglia,

non si allinea. Sfiora la superficie

un pensiero, perla di luce scivola

via con un volto stranito, sognando il tonfo,

il crepitio dello schianto, il profilo

dello scoglio. O un prato

dove la distanza è

il salto di un fosso, di slancio,

ad occhi chiusi; l’attimo in cui la mente

diventa riflesso di sole, sorriso profondo

del cuore.

 


Farepoesia/Rivista di poesia e arte sociale – Appunti per Calpestare l’oblio

17 febbraio 2011

Appunti per calpestare l’oblio

Il progetto Calpestare l’oblio, dopo un anno di attività, ha ripreso il suo movimento nomadico e dopo la prima del gennaio 2011 realizzata a Roma, ha toccato le città di Ascoli Piceno e Bologna. Il progetto, portato avanti da Davide Nota, Valerio Cuccaroni e Fabio Orecchini, ha accumulato molte adesioni ed è uscito con gran trambusto sulle pagine dei giornali nazionali. L’idea di fondo ci pare essere quella di sviluppare una riflessione e una continua messa in relazione di soggetti, realtà artistiche e culturali, al fine di creare un fronte di opposizione sul piano culturale nei confronti delle politiche governative degli ultimi anni.

In realtà, secondo noi, Calpestare l’oblio si inserisce all’interno di una nuova dimensione che tocca anche l’ambito poetico e che vede appunto emergere una attenzione significativa di molti artisti per quanto riguarda lo stato della realtà presente.

Noi pensiamo che si possa parlare di una nuova tendenza in atto. Non sono state ancora definite le adeguate concentrazioni linguistiche capaci di definirne i termini con specifiche caratterizzazioni. Circolano categorie ancora parziali come poesia civile, neo-civile, rinnovato impegno, poesia di opposizione, nuovo realismo, etc.

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Percorso d’Autore: Antonio Fiori

7 febbraio 2011

Percorso d’Autore:

ANTONIO FIORI

Neanche

Neanche il millisecondo attraversi indenne
neanche il sonno provvidenziale,
seppur ridisegnato uguale, così a vederti solenne
come atteso sempre ad una festa
quasi lo stesso ogni momento eppure
meno vivo ogni volta, in questa luminosa
fossa, più labile, più invisibilmente
spento.

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Pagine da Ricordare: Persio, Satire (Guai se la irrita una bietola plebea)

3 febbraio 2011

Guai se la irrita una bietola plebea

Aulo Persio Flacco, Satire, III

 

 

 

“Sempre la solita storia? già il chiaro mattino

entra dalle finestre e allarga con la luce le strette fessure,

e continui a russare quanto basti a smaltire il robusto

Falerno, mentre la quinta linea è toccata dall’ombra.

Ehi, che fai? Già da un pezzo la canicola infuriata cuoce

le messi inaridite e ogni gregge è al riparo d’un ampio olmo”,

dice uno degli amici. “Davvero? è cosi? presto,

qualcuno! Nessuno?” Gli si gonfia la vitrea bile:

“Mi sento scoppiare” grida quasi ragliassero gli armenti

d’Arcadia. Subito brandisce un libro, una rasata pergamena

di doppio colore, la carta, il nodoso astile.

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