D’AVVENTURE, D’ARMI, D’AMORI E DI FILOSOFIE IO CANTO …

D’AVVENTURE, D’ARMI, D’AMORI E DI FILOSOFIE  IO CANTO … [1]

di Valerio Bruschini

1) Giano dei Montemarte è il protagonista del libro scritto da Maurizio Magnani: “ Il Signore di Collazzone”, [2] di cui il sottotitolo offre un’avvincente sintesi: Romanzo d’avventure, d’armi, d’amori e di filosofie di un ghibellino libertario del XIII secolo.

Le avventure del giovane iniziano nel 1220, quando, a diciotto anni, è costretto a fuggire dal borgo natio, dopo averlo strenuamente difeso, messo a ferro e fuoco dalle milizie di Todi nel corso di una delle innumerevoli, piccole, ma comunque sanguinose, guerre, che, nel Duecento, scandiscono la storia dell’Umbria, così come delle altre regioni d’Italia.

Trovato scampo nel monastero di Norcia, vi rimane per il periodo invernale, ma, appena saputo dell’incoronazione ad Imperatore di Federico II, decide di partire per raggiungerlo e mettersi al suo servizio.

Durante il viaggio, prende le difese di una giovane vedova, a cui un uomo intendeva usare violenza, nonché dei suoi due piccoli figli, finendo per trattenersi con loro un anno, alla fine del quale Maria muore di parto, cosicché Giano, dopo aver provveduto a Matteo ed a Luca, collocandoli in un convento  di Ascoli Piceno, riprende il suo cammino.

 

2) Tuttavia, giunto a Pescara, la sua innata propensione a prendere le difese dei più deboli, lo induce a salvare un mercante dalle grinfie di alcuni banditi, che si erano già impadroniti della sua nave.

Omar abu Zeid, il ricco commerciante egiziano, riesce a convincere Giano a seguirlo ad Alessandria, in modo da potersi sdebitare con lui, che gli aveva salvato la vita.

Divenuto uomo di fiducia di Omar ed acquisite sufficienti nozioni di arte della mercanzia, il Nostro trascorre tre anni ad Alessandria, tra viaggi, dotte discussioni filosofico-religiose con Amir, figlio di Omar, nonché avventure amorose.

L’assistere impotente alla lapidazione di una donna, accusata d’infedeltà, spinge Giano a mettere subito in atto il progetto, sempre presente in cuor suo, di lasciare l’Egitto, per realizzare il suo autentico desiderio: entrare al servizio di Federico II.

Sbarcato a Trani nel Marzo del 1226, riesce poco dopo a coronare il suo sogno, divenendo, per di più, il comandante della guardia personale dell’Imperatore, formata esclusivamente da Saraceni.

Così, Giano prende parte, per quasi 15 anni, a tutte le vicende, che scandiscono la storia d’Italia; tuttavia, per rispetto dell’Autore e, soprattutto, dalla/del Lettrice/lettore non facciamo menzione né di queste, né di quelle che si svolgono altrove.

 

3) L’elemento che maggiormente caratterizza Giano, in sintonia con il suo nome, è la duplicità: contrario alla violenza, è costretto frequentemente ad uccidere, per non essere ucciso e per difendere gli inermi; amante del libero pensiero e della ricerca inesausta ed inesauribile della Verità, ha a che fare principalmente con persone, che ritengono di averla nella propria tasca e che, come se fosse la cosa più naturale del mondo, vorrebbero imporla a tutti, con le buone e con le cattive maniere.

Campione della Laicità, vive nel secolo tenuto a battesimo dalla teocrazia di Innocenzo III; tollerante al punto da far propri usi e costumi molto diversi dai propri, è costretto a vivere in un secolo, che, come molti altri, ha fatto dell’intolleranza una ragione di vita e di … morte.

Sicuramente avvincenti, pur se ardui da seguire, sono i dibattiti tra Giano  ed i suoi molti interlocutori: frate Bernardo, Omar abu Zeid, Amir, il Legato Pontificio Berardo di Castaccia, il saggio giudeo Akiba ben Moshe, incontrato sulle rive del Mar Morto; questi dialoghi chiariscono, comunque, i motivi per cui  il Nostro matura una decisa e fondata avversione nei confronti di ogni religione.

 

4) “Il signore di Collazzone” può, quindi, essere considerato un Bildungsroman/romanzo di formazione: l’inesperto diciottenne, che fugge dal paese in fiamme, quale novello Ulisse desideroso di:

“…  divenir del mondo esperto

e de li vizi umani e del valore “ [3],

raggiunge la sua personale Itaca, il Sapere, accogliendo l’invito dell’altro Poeta:

“… fa’ voti che ti sia lunga la via,

e colma di vicende e conoscenze.

Non temere i Lestrigoni e i Ciclopi

o Posidone incollerito: mai

troverai tali mostri sulla via,

se resta il tuo pensiero alto, e squisita

è l’emozione che ti tocca il cuore

e il corpo.

… Recati in molte città dell’Egitto,

a imparare imparare dai sapienti” [4].

Caratterizza, infine, questo romanzo un lessico ed un periodare volutamente desueti, poiché l’Autore ha voluto ricreare, pure a livello linguistico, l’atmosfera  del secolo in cui si svolgono le gesta di Giano, il Signore di Collazzone.

 

NOTE

[1] Ariosto Ludovico:

“Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori,

le cortesie, l’audaci imprese io canto …”

da: “Orlando Furioso”, versi 1-2.

[2]Magnani Maurizio, Il Signore di Collazzone, stampato in proprio, 2010; per contatti con l’Autore: mauriziovim@hotmail.it , nonché info@civiltàlaica.it .

[3] Dante, Divina Commedia, Inferno, CantoXXVI, versi 98-99.

[4] Kavafis Costantino, Itaca, Poesie, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1994.

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