Percorso d’Autore: Antonio Spagnuolo

Antonio Spagnuolo (21 luglio 1931) è nato a Napoli, dove vive. Poeta e saggista. Si è dedicato sin dal 1953 alla ricerca poetica con riscontri critici di notevole interesse. Redattore negli anni 1957-1959  della rivista “Realtà” (diretta da Lionello Fiumi e Aldo Capasso), ha fondato e diretto negli anni 1959-1961 il mensile di lettere e arti “Prospettive letterarie”. Condirettore della rivista Iride negli anni 1975, fondatore e condirettore della rassegna “Prospettive Culturali” negli anni 1976-1980, ha fatto parte della redazione del periodico “Oltranza” negli anni 1993-1994. Nel 2007 ha realizzato la Antologia di poeti contemporanei Da Napoli/verso (Editore Kairòs), presentando giovani autori al fianco di una scelta schiera di storicizzati.

Dirige la collana di poesie “Le parole della Sibilla” e la rassegna “Poetrydream” (http://poetrydream.splinder.com ) in internet. L’amicizia ed il sodalizio con Giovanni Raboni negli anni ottanta sono determinanti per alcune sue scelte stilistiche. Premiato più volte. E’ presente nella Letteratura italiana curata da A. Asor Rosa per le edizioni Einaudi.

Opere di poesia:

Ore del tempo perduto – Intelisano – Milano 1953

Rintocchi nel cielo – Ofiria – Firenze 1954

Erba sul muro – Iride – Napoli 1965 – prefaz. G. Salveti

Poesie 74 – SEN  Napoli  1974 – prefaz. Dom. Rea

Affinità imperfette – SEN  Napoli  1978 – prefaz. M. Stefanile

I diritti senza nome – SEN  Napoli  1978 – prefaz. M. Grillandi

Angolo artificiale – SEN  Napoli 1979

Graffito controluce – SEN Napoli 1980 – prefaz. G. Raboni

Ingresso bianco – Glaux Napoli 1983

Le stanze – Glaux  Napoli 1983 – prefaz. C. Ruggiero

Fogli dal calendario – Tam-Tam   Reggio Emilia 1984 – prefaz. G.B. Nazzaro

Candida – Guida  Napoli 1985  – prefaz. M. Pomilio

Dieci poesie d’amore e una prova d’autore – Altri Termini . Napoli – 1987

Infibul/azione –  Hetea – Alatri 1988

Il tempo scalzato – All’antico mercato Saraceno – Treviso 1989

L’intimo piacere di svestirsi – L’Assedio della poesia – Napoli 1992

Il gesto – le camelie – All’antico mercato Saraceno – Treviso 1992

Dietro il restauro – Ripostes – Salerno 1993

Attese – Porto Franco – Taranto 1994 – illustrazioni di Aligi Sassu

Io ti inseguirò (venticinque poesie intorno alla Croce) – Luciano Editore – Na – 1999

Rapinando alfabeti – pref. Plinio Perilli – Napoli 2001 –

Corruptions – Gradiva Pubblications – New York . 2004 (trad. Luigi Bonaffini)

Per lembi – Manni editori – Lecce  2004

Fugacità del tempo (prefaz. Gilberto Finzi) – Ed. Lietocolle – Faloppio 2007 –

Fratture da comporre – Ed. Kairòs – Napoli 2009

*

Opere in prosa :

Monica ed altri– racconti  – SEN  Napoli – 1980

Pausa di sghembo – romanzo – Ripostes – Salerno 1994

Un sogno nel bagaglio – romanzo – Manni ed. Lecce – 2006

La mia amica Morèl – racconti – Kairòs – Napoli 2008

*

Opere per il teatro :

Il cofanetto – due atti –  L’assedio della poesia – Napoli 1995

Di lui hanno scritto numerosi autori fra i quali  Carmine Di Biase nel volume La letteratura come valore, Matteo d’Ambrosio nel volume La poesia a Napoli dal 1940 al 1987, Gio Ferri nei volumi La ragione poetica e Forme barocche della poesia contemporanea,  Stefano Lanuzza nel volume Lo sparviero sul pugno,  Felice Piemontese nel volume Autodizionario degli scrittori italiani , Corrado Ruggiero nel volume Verso dove, Alberto Cappi nel volume In atto di poesia, Ettore Bonessio di Terzet nel volume Genova-Napoli due capitali della poesia, Dante Maffia nel volume La poesia italiana verso il nuovo millennio, Sandro Montalto in Forme concrete della poesia contemporanea e Compendio di eresia, Ciro Vitiello nel volume Antologia della poesia italiana contemporaneaoltre a L. Fontanella , M.Lunetta, G. Manacorda , Gian Battista Nazzaro , G. Panella,  G. Raboni ,  e molti altri .

Testi di Antonio Spagnuolo

Dal volume Candida (ed. Guida 1985) prefazione

di Mario Pomilio –

1-     Trucchi –

Manca il sapore pieno della sera

disarmiamo incantamenti

alla Bastiglia

da province inesplorate

indovinare il vestito fra

squarci di monumenti.

Lepre

fagòciti la notte

distendi e mi pungi le ossa

fra inganni di mielina:

una volta di più nella carne

ricerchi una logica,

lungo il corsetto

emergi pulsioni.

Rientra l’eleganza del tuo

gioco

nel trucco di finestre

alla francese.

*

2- Guglie –

Guglie

come cerimoniale:

sbilenca fra cespugli

batti cosce alla mia mente

scagli segnali ai platani

in fondo l’arco

Napoleone espugna aquiloni

da giganti!

Sconosciuti i tuoi occhi

divorano improvvise taglie:

alla storia imprimo

fingendo isteroscopie ,

il nudo

il goduto delle insonnie erotiche

l’ultimo shunt.

Confessioni all’impronta

racconti soltanto dopo

il rito.

*

Dal volume Dieci poesie d’amore e una prova d’autore

(Edizioni Altri termini – 1987)

1-

E’ gioia costringerti nei sogni

farfalla controluce

mia nube corrosiva.

Gioco non paventa eguale

a pallidi momenti:

il tuo ardire è una faccia da Poker

esclusione da spendere in ritmi

o colori

drappeggi e incredule moine prataiole.

Se è vero che l’ultima sorgente

impalpabile è poesia,

carezza sostantivi germogliati

nei racconti:

vibrano segreti e tu ne incarni

la verosimiglianza

imprevista.

*

2 –

Piovono ruggine piccole scommesse

dalle tue ciglia

fortunosa scomponi acqueforti:

da quale parte vieni strappa gola?

Dentro il mio lampo penetri a graffiare

la carne, la ventura, i clamori:

un ditirambo stanco di cantare.

Leggermente stupita disegni

sillabe qualsiasi

lasciando il tempo aggrovigliato

da un angolo di periferia,

sempre la stessa trama inaspettata

in pegno d’una melodia

impaziente.

*

Dal volume Dietro il restauro – (Edizione Ripostes – 1993)

1 –

Trascino artigli per le dissonanze.

Non intendo presagi

o vocalizzi:

nelle mie proiezioni

l’occhio non varia ed il silenzio

precede seduzioni.

Mi scoppia in un pugno la realtà

nel cappio dei miliardi

e una volta per tutte

scarto saggezze.

In breve la variante:

ancora un tentativo

riavvolgere le immagini cadute.

*

2 –

Ancora un balzo di punteggiature,

la matita, il citofono, le comuni strutture,

le abitudini a tappe,

le fredde sottrazioni:

quella porta blindata la mattina

le toppe di un medesimo dissesto

scambiano insonnie

in tregua alla tua schiena affaticata.

Riordino lenzuola divorate

fra le palpebre più lunghe.

La mia solitudine s’incurva

nel bicchiere

ai confini della mente

con il dolce rondò delle parole

segretamente disdette alle tue labbra.

*

Dal volume : Rapinando alfabeti – (Ed. L’assedio della poesia – 2001 –)

1 –

Attende voci a turno

al di la della porta,

nell’improvviso ruolo della sera,

colei che mi è compagna:

di minuto in minuto

di respiro in respiro,

trasforma il commosso sospetto

de l’amore.

Al corpo e al senso,

alla mano schiacciata per il sonno,

nel nostro ingenuo ardore,

o nel segreto singhiozzo

di certi nomi carichi d’incenso.

Un dialogo che da nessuna parte

traspare.

Dai luoghi nulli,

dove risveglia i ricordi

semplicemente l’ultima parola,

che balbetta al fondo di vertigini,

alle attese che le facevan battere

il cuore.

Da la cenere di colori ancorati

fra le socchiuse lenzuola,

errabonda di immagini sul fondo

dell’assenza,

al conosciuto profumo dell’ascolto.

Ora non piange il cipiglio di verbene

o le torture inghiottite:

attende voci a turno, a tubare

il silenzio di domani.

*

2-

Disseziono parole per vendetta

confuso fra le crepe del silenzio

e gioco con le insidie delle labbra.

Franano gli inganni su la storia

che attende

oltre il debutto della fantasia.

Tra persiane de imposte

il tuo sibilo strozza i rami

della sera,

sono un libro inferocito,

sul racconto dei figli ormai impazziti

ed il mio nome strappa meridiane,

avvinghiando l’insonnia alle pareti.

Contro le vene e gli archi

hai programmi d’angoscia

pronta a sezionar le maree.

Folle commediante derubato a finzioni,

di ringhiera in ringhiera,

pago ancora la cenere che avvolge

gli spazi dell’incendio che mortifica

l’ultimo trionfo di saggezza.

*

Dal volume : CorruptionsEd. Gradiva – 2004 –

1-

Fra le mie dita è la tua verbena a raccontare ritorni:

mi abbevero ai tuoi occhi.

Nel gioco degli indugi lento il sapore del sesso

accende

contro gli anelli della privazione.

Per raggrumare le stille che tu offri dall’arpa arroventata

indispettisco mascheroni ed aiuole.

Hanno interrotto la nostra danza lenta.

*

2-

Ancora è qui sospesa la mia inquietudine.

Nel labirinto di stanze immagino lo strappo del cielo,

imploro il mulinello del buio per meraviglie.

Nel fervore di sguardi ritorno senza voce,

spine all’inganno inquieto del cammino.

Così come il tempo al mio corpo dissocia carezze

di sogno,

così come le impreviste corrosioni del seme.

*

Dal volume : Per lembi edit. Manni – 2004 –

1 –

Nel giro di un sorriso filtro lenzuola

per non ripetere il gesto delle sere.

Ti ostini ancora nelle incerte presenze

sciogliendo stanchezze:

eccomi al torchio, il resto tace in filigrane,

se bestemmia la sete e le veloci

dita distendono abbandoni.

Trasfiguro l’ascolto.

Fra le mie mani hai detto mille volte

la paura a colori, i ditirambi

d’una stagione tarda

senza più pudore.

Un epigramma ed uno schermo per stupide credenze

quando le mura raccontano le nebbie:

nasconderò la mappa di questo strano amore

che ci devasta.

*

2-

Allontano il golfo devastato dai riti,

lentamente nascosto nel ricordo dei tuoi capelli

corvini.

La stanza è ancora chimica di baci.

Ricompongo richieste meno frequenti, nella prima maniera,

per caso a figurarti irrequieta con calzari alti

e il piede lungo, quasi lieve nel piegare il passo.

Sembra che tu non sappia rimpastare

Le mie rime, tutta contro luce nella mia stanchezza.

La tregua è si potente da lacerare la brama,

e tu riaccendi il corpo

in perfetto omaggio.

*

Dal volume: Fugacità del tempo Ed. Lietocolle – 2007 –

prefazione di Gilberto Finzi

1-

Quali distanze riempiranno

l’impronta della nostra demenza

o veloci

sfuggiranno le misure di una deriva,

netto contrasto al canovaccio delle manie

che hanno sigillato il mio timore ?

Tutto o niente,

qualcosa che frantumi il clamore,

goffo retaggio di quanto l’ultima mano insegue

sempre più incerta alle lusinghe.

Rimane un trucco nel fondo della scena

che ci contende,

per quel che siamo,

e lascia che la cronaca riveli fantasie sconvenienti

complici del buio che sopravviene.

*

– 2

Di me non resta altro che l’accadere delle forme,

sempre eguali,

in un percorso che trattiene l’unica parafrasi

di congetture,

accattivante e violenta.

Banalità che si realizza

dopo l’insulto degli anni,

una poesia senza soccorsi,

precipitata in verbi, fremente,

quasi una pazienza che blocca il tumulto,

che precede il verso,

per deformare il segno di follia

che mi costringe.

Il vuoto, l’assenza, ancora mi stupiscono

lontani dalla scelta.

*

Dal volume : Fratture da comporre – Ed.Kairòs – 2009 –

1 –

Affiora dalla notte

una strana freschezza

un lento ed armonioso rimpianto

che smaschera le immagini

di una segreta malinconia, frutto d’autunno.

Vagamente le unghie hanno il ruolo

del furore,

per tutto il tempo fallito,

conteso alle mie rughe nello specchio.

Potremmo soffocarlo forse nel filtro

di un cristallo di vino,

o nel cocente ricordo ei nostri saccheggi,

senza mai più gonfiare la tristezza

contro l’imperfezione di carezze.

Inquieto il brontolio delle insidie

sbarra l’attesa

quasi un baratto conteso alle giunture.

*

2 –

Quello che mi tormenta è l’altro aspetto

del calendario,

le promesse abbandonate nel folto delle acacie

dilatando la giostra di quel non senso

che le ironie del bicchiere ruotano in pericolo.

A comporre lentissimi sospetti

tra cuspidi di aorta e sgangherate

pareti di carotidi, ove ruota il mio nome acuminato

per un’ultima fuga.

C’è ancora un fragile ritorno del pudore

per un’ultima sera

ed è un capitolo chiuso

la minuta emozione del mio gioco.

Ecco infine la tua sconnessione

Che lacera ogni tempo.

*

Inediti :

Nuda –

Ebbra!

Alle tue cosce,

divaricando i piccoli sussulti,

abbandoni il languore, mescolando

prudenze irresolute e gli abbagli

di mille colori innestati alla pelle,

nel giallo vivido della luce,

che fissa il sopracciglio,dilatando

pupille e  scommesse del sesso.

Anch’esso,

dissociato alle tempie, nel conforto

dell’ennesima imprudenza,

sbanda  in vertigini ambrate!

Inerme la memoria sfratta gli archi sbilenchi,

per gemiti che qualcuno accenna tra gli embrici,

al di là della porta,

ove lussureggia feconda la vigna

dai grappoli che il sole indora.

Tutte le nostre notti oscillano nel nettare

che inocula gavotte,

già la corda freme per le variazioni:

tu nuda e invereconda offri nei sorsi guizzi,

e scomponi spazi per il nettare.

Rincorrendo il mio amplesso impazzisci di gioia.

Incompiuta Psiche  tra i granelli

scuote le più belle storie,

libando coi nappi luccicanti, e concavi,

l’amore che è rugiada,

e per la profondità dei silenzi

si accresce nel calice indifeso.

*

Lettere –

Il segno forse restaurato per grida di vendette

strizza da un flauto strano.

Il connubio di percorsi increspando  a strapiombo

cattura il maldestro rifiuto di privilegi

come brace nel torace. E la pietà di fanfare

alla ricerca del giallo,

e di germogli fuori della storia.

Fissa nel sopracciglio le scommesse

dissociando fra le tempie ed il conforto

dell’ennesima ischemia.

L’indifesa memoria  per gemiti risuona tra gli embrici

al di là della porta:

tutte le nostre notti una mitrale incespica

e stacca quasi un embolo

in cerca di vertigini ad anello per coprire gli orlati:

in quell’attimo intoppa l’inquietudine.

°°

Oscillo fuori senso e l’immenso scavare

che propongo è un epilogo

soltanto il recupero di momenti a contrasto

per tutto quanto possa sbiadire intorno:

scava un giaciglio di pietra alla noia che ci avvolge,

dura nel vuoto, espande la ferocia di un antico pentagramma

e in altri luoghi un vapore varca nei cardini

con le sue conchiglie, sul filo smorto della ingiustizie

per domande irrequiete

per gli incubi, anzitempo aggancia alle faville

declinando rinculi.

Ecco che la passione si attorce in deboli pareti

contro quel faro all’orizzonte,

inocula le molte sinfonie

depredando l’incubo maestro

per l’opaco bordello che divelle le ceneri.

Alle illusioni del tocco conserviamo stilemi variopinti:

nel rompe colori e spazi alla rinfusa.

False le parole solo perché non smetteremo

speranze alle scadenze.

Dimensione del tempo che ci sfiora

ride contro la schiuma ogni rimpianto,

perde la pelle con fratture del sonno

sulle incertezze del sangue.

E si ritorna al giogo del lavoro per gli eterni

scherzi della malinconia.

Annunci

One Response to Percorso d’Autore: Antonio Spagnuolo

  1. renzomarillo ha detto:

    “C’è ancora un fragile ritorno del pudore

    per un’ultima sera

    ed è un capitolo chiuso

    la minuta emozione del mio gioco.”

    Raccolgo questo, e molto altro, dalla pronuncia felice (felice di manipolare la lingua, e rendere il lettore partecipe di questa stessa felicità, di questa stessa passione per la materia linguistica) di Antonio Spagnuolo.
    Un percorso che merita approfondimenti, tanti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: