“ Poesie Civili” di Serena Maglietta Pollari , Campanotto 2010

 “ Poesie Civili” di Serena Maglietta Pollari , Campanotto 2010

Nella nota iniziale di Angelo Gaccione  e in quella biografia  posta alla fine  del libro, viene evidenziato come l’itinerario poetico di Serena Maglietta Pollari si caratterizzi , sin dalle prime poesie, per l’attenzione al sociale che infine  sfocia  nettamente  in un percorso di poesia politica e civile. Il suo  ultimo lavoro  s’intitola appunto“ Poesia Civili” ed è introdotto da uno scritto  di Gaccione,  che non entra subito nel merito dell’opera,  ma si sofferma a riflettere sul ruolo della poesia. “ Vorrei con questo scritto fissare … alcuni paletti. Non ho nulla da eccepire se la definizione di poesia civile coniata per connotare “ un certo tipo” di poesia, non trovi, soprattutto oggi, particolare gradimento . Mi sta bene. Ma va subito, altrettanto rapidamente ricordato … quello che Picasso  ebbe a dire del suo lavoro: “ La pittura non serve per decorare appartamenti, la pittura è un atto di guerra”. Figuriamoci la poesia.”  Traccia perciò un distinguo  tra poesia “ impegnata” a fare qualcosa  e  quella“disimpegnata”  che si accontenta di stare di stare a guardare e di seguito aggiunge “ Se una la si presuppone consapevole, l’altra la si deve presupporre altrettanto inconsapevole.  Successivamente esprime la sua opinione sull’uso della retorica dalla quale non è immune nessun genere poetico, per arrivare alla conclusione  che “ La questione vera è sempre una: conoscere il mestiere che s’impara con la pratica, la sensibilità, il tempo e l’autoconsapevolezza del proprio lavoro. E come dice l’Alighier nel De Vulgari Eloquenza  al suo possesso pochi pervengono, perché delle sue regole e della sua arte non ci impadroniamo senza spendio di tempo e costanza nello studio”. Gaccione, che tra l’altro è il direttore di Odissea, Bimestrale di cultura, dibattito e riflessione,  dopo una riflessione che sviluppa e supporta quanto riportato sopra,  passa quindi a commentare l’opera di Serena Maglietta Pollari che con i suoi versi si fa testimone del tempo in cui viviamo con poesie  tese a “ evidenziare, ribadire, squarciare il velo, compartecipare, provare pietà, sollevarsi, rifiutare, dire di no. Aristotelicamente consapevole di ciò che afferma il filosofo di Stagira nella Poetica, che “ di tutte le cose il fine è sempre più importante”.

L’ARCA

Protetta da murate poderose,
sta l’Arca, beccheggiando fra i marosi;
vi sono entrati energici e decisi,
umani in coppie, scelti da se stessi,
come campioni eccelsi della specie.

Dall’orizzonte irrompe l’ uragano
scudiscia i flutti, sbatacchia i vascelli,
ma l’Arca, salda e impavida, troneggia,
come appena sfiorata dai frangenti.

Onde di spuma lustran le vetrate,
lampi nel cielo, e sfolgorii a bordo,
rombi di tuoni, ed eco di festini,
tutto si spegne  e sperde in lontananza .

Su scialuppe han stivato l’equipaggio,
cacciato da gagliardi rematori,
e chi ai bordi dell’Arca si è aggrappato,
è rigettato in mezzo alla bufera.

Squassati sopra lance malsicure,
erranti senza bussola, né ormeggi,
i naufraghi, distanti ormai dall’Arca,
cercano invano approdi sulle coste.

Sulla rotta fissata, agevolmente,
dall’orizzonte l’Arca si dilegua;
su una scialuppa, qualcuno stremato,
disperato, stravolto, esagitato,
racconta che è scomparsa con un ghigno.

Patriota?

No,
non sono patriota,
se le guerre son vostre
e gli eserciti vostri,
se gli ordini son vostri
ed i massacri vostri,
se le banche son vostre
e i capitali vostri,
se le merci son vostre
e gli operai vostri,
se i pensieri son suoni,
che hanno la voce vostra,
se la Ragione affonda
nello tsunami vostro.

Sì,
io sono patriota,
se le piazze son nostre
e i monumenti nostri,
se la marina è nostra
ed il suo cielo è nostro,
se i valori son nostri
e le speranze nostre,
se il reale ha parole
nelle parole nostre,
se l’utopia è il futuro
dentro le menti nostre
se la Ragione nega
il mondo assurdo vostro
e sa pensare un mondo
meno assurdo del vostro.

Il cantare l’ingiustizia nel nostro tempo non impedisce all’autrice di aprire uno spiraglio alla speranza nella poesia Risveglio 

Chissà se un giorno gli uomini potranno
risvegliarsi da un sogno della mente
in un Reale che quel sogno inveri.

anche se nel finale dell’ultima poesia dell’opera  “ Il vestibolo della vita” descrive efficacemente, con amarezza, la  solitudine di chi non si è fatto fagocitare dalla società di oggi : …E quei superstiti che hanno serbato,/ nel diffuso frenetico delirio,/ la turbinosa luce del pensiero,/a difesa dal buio dell’assurdo/ e dall’insana, impietosa stoltezza,/ sentono il privilegio d’esser salvi/ e vivono la colpa d’esser soli.

Di famiglia modenese, Serena Maglietta Pollari, conseguita la laurea in Giurisprudenza, ha dapprima svolto la funzione di responsabile della redazione provinciale della rivista di sinistra “Emilia”, per poi dedicarsi all’insegnamento e, in seguito, assumere la presidenza di istituti di Milano, città dove vive da circa trent’anni.
Diminuiti gli impegni professionali, da parecchi anni si dedica alla poesia. Tra le sue opere ricordiamo Quando tutto il passato era ancora futuro  (1993)  Primo premio al Concorso internazionale “Omaggio a Pirandello”, Il poemetto Le chele dello scorpione ( 1996) “, “Quella Modena di Delfini ( 2003),  “ I vincenti” ( 2004) . Le piramidi del circo . Poesie politiche ( 2008)“

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