Pagine da ricordare: Laocoonte – Virgilio

Virgilio, Eneide, II, .288-382

(trad. Adriano Bacchielli)


La morte di Laocoonte

Qui a noi tremenda e orribil cosa a un tratto

davanti agli occhi apparve, e tal che i cuori

d’improvviso terrore sgomentò.                                               290

Laocoonte, allora tratto a sorte

sacerdote a Nettuno, ai sacri altari

quale vittima scelta un toro offriva.

Ed ecco che da Tenedo, per l’acque

alte e tranquille (inorridisco al dire!)                                         295

due con immense spire orrendi mostri

verso la riva tendono i loro petti

alti tra i flutti e le sanguigne creste

superavano l’onde; il resto, orrendo,

sferzava il mare intorno spumeggiante                                      300

il dorso immenso in giri ampi avvolgendo.

S’udiva ovunque alto fragor di schiuma,

e già teneano il lido e, gli occhi ardenti

d’ira e di sangue rutili volgendo,

or qua or là i labbri sibilanti                                                            305

con la lingua vibratile lambivano.

Fuggimmo esangui alla lor vista, e quelli

con sicuro cammino dritti volsero

contro Laocoonte; e prima i corpi

dei suoi due figli orribilmente avvinti,                                        310

e l’uno e l’altro serpe a sé li strinse

pascendosi coi morsi delle membra;

e poi lui stesso, in loro aiuto accorso

con l’armi in mano, afferrano ed avvolgono

nelle lor spire smisurate. Poi,                                                           315

due volte in mezzo strettolo, due volte

al collo date le squamose terga,

col capo e l’alte creste lo sovrastano.

Egli strappar quei nodi con le mani

tentava pur, di sangue e di veleno                                                  320

sporche le bende: ed urli al cielo orrendi

alzava intanto, pari a quei muggiti

quando un toro ferito fugge l’ara,

scossa dal capo la malferma scure.

Poi strisciando fuggirono d’un tratto                                             325

al sommo tempio della dea Tritonia,

e ai piedi della statua ivi sparirono

di sotto all’orbe del divino scudo.

Il cavallo entro le mura

In tutti allor, nei tremebondi petti.

nuovo terror s’insinua; e giustamente                                           330

si dice Laocoonte aver pagato

deI sacrilegio il fio, che il sacro legno

con empia lancia avea colpito al fianco.

Si grida ovunque il simulacro al tempio

debba condursi, ed onorare il Nume.                                             335

Rompemmo i muri allora, e aprimmo un varco

alla città! E tutti, all’opra intenti,

labili ruote adattano al cavallo

e corde al collo. Sale allor le mura

la macchina fatal gravida d’armi,                                                     340

mentre d’intorno giovani e fanciulle,

lieti cantando in coro, il lungo cappio

tirano a gara; e il mostro, minaccioso,

nella città s’avanza! O Patria, o Ilio,

sacra dimora degli Dei! O ìnclite                                                     345

mura di Troia in guerra! Quattro volte

s’arrestò sulla soglia della porta;

quattro volte si udì dal ventre un suono

cupo di bronzo: eppure persistemmo,

ciechi d’ìnsania, ismemorati, e ìl mostro                                   350

ponemmo alfine nella sacra rocca!

Ed anche allor Cassandra, al dio obbediente,

apri la bocca all’imminente fato,

ed anche allor Cassandra non credemmo;

e in quello che dovea l’ultimo giorno                                          355

esser per noi, noi di festiva fronda

i templi degli Dei incoronammo!

Scende la notte

Volgesi il ciel frattanto e dall’Oceano

torna la notte ancor, le terre ovunque

d’ombra immensa coprendo e insieme a quelle                      360

le greche insidie. Sparsi per le mura

tacquero i Teucri, e dolce il sonno invase

le stanche membra. E già l’argiva flotta

con le schierate navi andava tacita

da Tenedo volgendo ai noti lidi                                                        365

per il silenzio dell’amica luna,

quando la regia nave un fuoco al cielo

alto lanciò. Allor lesto Sinone,

dal Fato iniquo degli Dei protetto,

schiuse furtivo il ligneo chiostro ai Greci                                   370

nel ventre rinserrati, ed il cavallo

all’aure li rendé. Dal cavo legno,

per il ritorto canape scendendo,

si ealan lieti Sténelo e Tessandro

e il fiero Ulisse e Acamante e Toante,                                            375

Neottòlemo Peide e Maeaone,

Menelao ed Epéo, autor dell’opra.

Invadono le vie, le case, tutte

nel sonno e nel sopor del vino immerse,

ed uccisi i custodi addormentati,                                                   380

accolgono i compagni per le porte

già spalancate, in folte schiere unendosi.

 

Vergili Aeneidos, II, 199- 267.

Hic aliud maius miseris multoque tremendum
obicitur magis atque improuida pectora turbat.                         200
Laocoon, ductus Neptuno sorte sacerdos,
sollemnis taurum ingentem mactabat ad aras.
ecce autem gemini a Tenedo tranquilla per alta
(horresco referens) immensis orbibus angues
incumbunt pelago pariterque ad litora tendunt;                        205
pectora quorum inter fluctus arrecta iubaeque
sanguineae superant undas, pars cetera pontum
pone legit sinuatque immensa uolumine terga.
fit sonitus spumante salo; iamque arua tenebant
ardentisque oculos suffecti sanguine et igni                               210
sibila lambebant linguis uibrantibus ora.
diffugimus uisu exsangues. illi agmine certo
Laocoonta petunt; et primum parua duorum
corpora natorum serpens amplexus uterque
implicat et miseros morsu depascitur artus                               215
post ipsum auxilio subeuntem ac tela ferentem
corripiunt spirisque ligant ingentibus; et iam
bis medium amplexi, bis collo squamea circum
terga dati superant capite et ceruicibus altis.
ille simul manibus tendit diuellere nodos                                   220
perfusus sanie uittas atroque ueneno,
clamores simul horrendos ad sidera tollit:
qualis mugitus, fugit cum saucius aram
taurus et incertam excussit ceruice securim.
at gemini lapsu delubra ad summa dracones                             225
effugiunt saeuaeque petunt Tritonidis arcem,
sub pedibusque deae clipeique sub orbe teguntur.
tum uero tremefacta nouus per pectora cunctis
insinuat pauor, et scelus expendisse merentem
Laocoonta ferunt, sacrum qui cuspide robur                            230
laeserit et tergo sceleratam intorserit hastam.
ducendum ad sedes simulacrum orandaque diuae
numina conclamant.
diuidimus muros et moenia pandimus urbis.
accingunt omnes operi pedibusque rotarum                             235
subiciunt lapsus, et stuppea uincula collo
intendunt; scandit fatalis machina muros
feta armis. pueri circum innuptaeque puellae
sacra canunt funemque manu contingere gaudent;
illa subit mediaeque minans inlabitur urbi.                                240
o patria, o diuum domus Ilium et incluta bello
moenia Dardanidum! quater ipso in limine portae
substitit atque utero sonitum quater arma dedere;
instamus tamen immemores caecique furore
et monstrum infelix sacrata sistimus arce.                                245
tunc etiam fatis aperit Cassandra futuris
ora dei iussu non umquam credita Teucris.
nos delubra deum miseri, quibus ultimus esset
ille dies, festa uelamus fronde per urbem.

Vertitur interea caelum et ruit Oceano nox                              250
inuoluens umbra magna terramque polumque
Myrmidonumque dolos; fusi per moenia Teucri
conticuere; sopor fessos complectitur artus.
et iam Argiua phalanx instructis nauibus ibat
a Tenedo tacitae per amica silentia lunae                                255
litora nota petens, flammas cum regia puppis
extulerat, fatisque deum defensus iniquis
inclusos utero Danaos et pinea furtim
laxat claustra Sinon. illos patefactus ad auras
reddit equus laetique cauo se robore promunt                        260
Thessandrus Sthenelusque duces et dirus Vlixes,
demissum lapsi per funem, Acamasque Thoasque
Pelidesque Neoptolemus primusque Machaon
et Menelaus et ipse doli fabricator Epeos.
inuadunt urbem somno uinoque sepultam;                              265
caeduntur uigiles, portisque patentibus omnis
accipiunt socios atque agmina conscia iungunt.

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