Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere

31 dicembre 2010

di Giacomo Leopardi

Venditore

Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?

Passeggere

Almanacchi per l’anno nuovo?

Venditore

Si signore.

Passeggere

Credete che sarà felice quest’anno nuovo?

Venditore

Oh illustrissimo si, certo.

Passeggere

Come quest’anno passato?

Venditore

Più più assai.

Passeggere

Come quello di là?

Venditore

Più più, illustrissimo.

Leggi il seguito di questo post »


Pro/Testo: la poesia civile e sociale esiste

28 dicembre 2010

La poesia del dissenso, dell’indignazione, dell’interazione col reale, della critica sociale e della civiltà come inderogabile coniugazione e armonizzazione di progresso/sviluppo e società esiste. Pro/Testo ne è l’evidenza.


Pro/Testo (a cura di Luca Ariano e Luca Paci), Fara Editore, Rimini, 2009 (Presentazione di Luca Paci – Introduzione di Mimmo Cangiano)

Riportiamo la Presentazione di Luca Paci

Mina & semina

Gli ultimi anni hanno visto e lasciato, in campo di poesia, il deserto. Intimismo solipsistico, lagne egocentriche, conati di misticismo vomitato e urlato, liricismo sguaiato e latrato.

A mancare soprattutto era la consapevolezza di vivere una comunità. La crassa materialità denunciata dal martire della spiaggia ostiense assisa come un cancro nelle nostre viscere. La politica e la cronaca ignorate perché reputate impoetiche. L’intolleranza mascherata dalla tolleranza del pensiero unico.

Leggi il seguito di questo post »


Percorso d’Autore: Lucio Zinna

25 dicembre 2010

LUCIO ZINNA. Nato a Mazara del Vallo (Trapani) nel 1938, si è trasferito giovanissimo a Palermo, per seguire gli studi di filosofia e pedagogia in quell’Ateneo, dove si è laureato con una tesi sul pensiero di Jacques Maritain. Nel capoluogo dell’isola ha operato attivamente fino al 2007, anno in cui ha eletto Bagheria a suo buen retiro. Ha pubblicato: di poesia: Il filobus dei giorni (1964), Un rapido celiare (1974), Sàgana (1976), Abbandonare Troia (1986), Bonsai (1989), La casarca (1992), Il verso di vivere (1994), La porcellana più fine (2002), Poesie a mezz’aria (2009) e nel 2010 la plaquette Stramenia, di soli nove testi. Di narrativa: Antimonium 14 (1967); Il ponte dell’ammiraglio (1986), Trittico Clandestino (1991); Quando bevea Rosmunda (2001). Del 1980 è il romanzo-verità Come un sogno incredibile, di cui è apparsa nel 2006 la seconda edizione ampliata con il titolo Il caso Nievo – Morte di un garibaldino. Come saggista ha pubblicato il volume La parola e l’isola. Opere e figure del Novecento letterario siciliano (2007) e ha curato la sezione Sicilia (testo critico e antologia) in “Dialect Poetry of Southern Italy”, a cura di L. Bonaffini (New York, 1997). Ne “I quaderni di Arenaria” sono apparsi: Nietzsche e Kafka (2001), Due letture dantesche (2002), Gli equilibri della poesia (2003), Perbenismo e trasgressione nel ‘Pinocchio’ di Collodi (2008), Stagioni  della vita e metafore della ‘soglia’ nel realismo radicale di Leopardi (2010). Dirige le collane “Arenaria” ragguagli di letteratura e “Lighea” biblioteca popolare siciliana.

Leggi il seguito di questo post »


Pagine da ricordare: “Leggere Tondelli attraverso Barthes, leggere il mondo attraverso Tondelli” (Anna Remelli)

23 dicembre 2010

Altro intervento consegnato al

X seminario Tondelli

Qui ci s’interroga sulla grammatica

affettiva dei personaggi

dell’ultimo romanzo di Tondelli:

“Camere separate”.

Lettura che è buon viatico per entrare

[ancora una volta]

nell’opera di Tondelli,

lasciando a una seconda battuta

il più famoso “Altri libertini”

[del quale quest’anno, peraltro, ricorre il trentennale]

Leggi il seguito di questo post »


Pagine da ricordare: “Un weekend [non] postmoderno” (Lorenzo Mari)

21 dicembre 2010

Il 10 e l’11 dicembre si è svolto a Correggio il X Seminario Tondelli, un’occasione per giovani studenti, ricercatori e appassionati di riunirsi attorno alla figura e all’opera di Pier Vittorio Tondelli, mancato 19 anni fa e con ogni probabilità ancora mancante, nella cultura italiana sia locale che nazionale.

 

Un’estate dentro a un weekend, e un weekend che sintetizza, in sei, sette feste, disseminate in tutta Europa, il carattere di un’epoca. È in questa duplice ottica che il fatto di accostarsi al capitolo “L’estate romana”, collocato nelle prime pagine del Weekend postmoderno[1] – nella sezione degli Scenari italiani, che avrebbero dovuto essere riecheggiati anche dal primo sottotitolo dell’opera, Scenari dagli anni Ottanta, poi modificato in Cronache dagli anni Ottanta – significa fare i conti con una serie di discrasie temporali.

D’altro canto, è nelle crepe della linearità cronologica e logica che risiede, almeno in parte, il fascino della letteratura, e in particolare quella che è la capacità della scrittura letteraria, in quanto sostanza linguistica molteplice e proteiforme, di non restare ingessata troppo a lungo nelle costrizioni dello stereotipo.

Ancora in altre parole, rileggere “L’estate romana”[2], breve porzione di quel monstruum che è il Weekend tondelliano, significa poter tornare ad attaccare – decostruendole – le etichette che sono state troppo facilmente affibbiate all’opera di Pier Vittorio Tondelli, e in primo luogo quelle di ‘scrittore postmoderno’ e di ‘scrittore generazionale’.

Leggi il seguito di questo post »


La poesia dell’ultimo decennio di Gabriella Bianchi

19 dicembre 2010

di Gabriella Bianchi

Il grande Luciano Erba, recentemente scomparso, ha definito  la poesia, nel corso di un’intervista del 2003,  come “la grande assente”, asserendo che quello dei poeti sembra ormai un mondo a parte, quasi scomparso dai quotidiani, emarginato dalle case editrici, del tutto ignorato da Tv e riviste patinate. Ma dopo il fast food dell’ideologia, Erba vede una via per una rinascita nel ritorno ai grandi temi, al mito, al sacro, andando controcorrente.

Dopo una poesia che nel Novecento, popolato di grandi figure, è stata definita da Mario Luzi , intervistato da Roberto Mussapi,  “senz’anima e senza desiderio” (fatta eccezione per Pound e Rilke), ci chiediamo, provando a tracciare un profilo e un  affrettato consuntivo del primo decennio del Duemila, quali fermenti facciano vivere la poesia di questi anni.

Leggi il seguito di questo post »


Roberto Cescon, La gravità della soglia – Recensione di Marco Giorgerini

17 dicembre 2010

Roberto Cescon, La gravità della soglia, Samuele Editore, 2010

Recensione di Marco Giorgerini

La gravità della soglia è la conseguenza, straziante e bellissima, di un combattimento. È quel che rimane su un campo di battaglia dopo che sono avvenuti gli scontri, e un attimo prima che ne avvengano altri. Perché non di pace si tratta, ma di precaria pausa. In guerra con chi, dunque? Scorre nei versi aspri e sapientemente scarnificati di Cescon uno slancio vitalistico che lotta costantemente contro una realtà impenetrabile che non si lascia realmente possedere e la cui stessa esistenza è messa in dubbio. Uno slancio che spesso esce indebolito, ma mai realmente sconfitto: opera sottotraccia, a volte emerge, e quando lo fa scaturisce quella che quasi un secolo fa il critico Albert Thibaudet definiva «scintilla vivente». Quell’accensione lirica che, per dirla con Filippo La Porta, «dà l’impressione di lottare con un limite, con qualcosa che oppone una resistenza». Che ««comunica il senso di un drammatico corpo a corpo con il ‘fuori’».

Leggi il seguito di questo post »