Gennaro Grieco – Trittico inedito con lettera

Enrico carissimo,

felice di ritrovarti sempre bello pimpante, pieno di idee. Tutto il mio contrario, siamo agli antipodi. Non mi sono mai sentito così lontano dalla poesia come in questo momento, non mi sono mai sentito così lontano dal mondo: l’una e l’altro, non sono quelli che sognavo.

Il ritardo col quale ti scrivo (e del quale mi scuso) non è casuale. Ho resistito al primo impulso, ho evitato di risponderti subito negativamente. Questa volta (rispetto a situazioni analoghe di un recente passato) ho preso tempo. Forse, più o meno inconsciamente, speravo che il tuo invito – proprio perché proveniente da persona amica e grandemente stimata che mi spiacerebbe deludere – potesse aprire una breccia nella coltre di disamore che ormai da tempo mi avvolge… Macché, nulla. Nemmeno una scalfittura. È passata una settimana dalla tua mail e proprio non riesco ad appassionarmi all’idea.

Insomma non credo che il mio ipotetico percorso poetico possa destare interesse di sorta. In questo momento, poi. In questo paese che – facciamocene una ragione – nulla e nessuno potrà più salvare. No, niente. Non ne vale la pena. Sarebbe solo una ulteriore perdita di tempo. Quello che è stato è stato.

Già, quello che è stato… Ecco, visto che ci sono, ti posso mandare gli ultimi versi che ho scritto (ormai sono tre anni). Tanto per farmi perdonare. Devo solo allegare un file e il gioco è fatto. Questo sì, posso farlo. Lo faccio. Pubblica questi, se vuoi. Magari preceduti da queste mie parole e accompagnati anche da qualcuna delle tue (sempre così efficaci). Trittico inedito con lettera, che dici? Può essere un bel titolo per il post. (E poi, chissà, io non credo, io spero proprio di no, ma questi versi potrebbero essere gli ultimi ancora per un lungo, lunghissimo tempo – e sai che colpo!).

Un abbraccio,

Gennaro

 

La riqualificazione energetica

(Trittico a bassa entalpia)

 

I

Il 55 per cento di sconto fiscale

: cambierò la caldaia – anzi vedrò

di fare passare magari pure

l’acquisto di una stufetta a pellets

per lo studio in soffitta dove a volte

spreco il mio tempo al freddo, oltre che ad arte.

 

Approvata la legge finanziaria,

poco m’importa insomma della sorte

di questo mio inconseguente governo

: c’è un punto che va sottolineato

– e rivolto a improbabile cervello –

ed è un punto, quello, di non ritorno

nei nostri magri percorsi di vita

: è legato a una nozione d’inganno,

cioè a insopportabile tradimento.

 

La riqualificazione energetica

degli edifici, è la parola d’ordine.

Pompe di calore ad alta efficienza,

con impianti geotermici a bassa

entalpia: sta scritto proprio così

all’articolo 1, comma 286, e si

sappia che nulla c’entrano le talpe

se non in un senso – certo lontano

e figurato – di nota miopia

di chi s’ingegna nel rappresentarci.

 

Ora, si noti il linguaggio alto, perla

nel trogolo familiare di chi

– non necessariamente scriteriato –

pare più che altro l’amministratore

di una stazione del CNR… Che entalpia

sta poi per funzione termodinamica

ma è anche una bella parola poetica

: scaldare dentro, vuol significare,

magari nei cuori avidi dei tecnici

già istruiti a certificare i lavori

in cambio di gran parte dello sconto.

 

 

II

 

E sì che sosteniamo la domanda,

diamo fiato a un asfittico mercato,

aumentiamo il PIL, aiutiamo il Paese

: la riqualificazione energetica

– con il relativo acquisto di impianti

a bassa entalpia – proprio a questo serve,

oltre che a pulire l’aria ammorbata

e affinare la qualità del fiato.

Ovviamente siamo noi cittadini

coi nostri comportamenti virtuosi

a sancire il grado di civiltà,

a reggere le magnifiche sorti

e progressive, a decidere forti

della nostra splendida libertà.

 

E se perdi il lavoro a cinquant’anni

e ovviamente poi nessuno ti caga,

o se non lo trovi nemmeno se

bilaureato più Erasmus, master

e anche scuola di specializzazione,

è un dettaglio del tutto secondario

: per non sottrarti al verbo del consumo,

per non venir meno al dovere civico

della crescita generale, in fondo

ti basta solo un mutuo con, al più,

una firma a garanzia – e certo avrai

la mamma, a tal fine, o una vecchia zia –

: le banche, si sa, proprio a questo servono

: a darti dignità di cittadino.

 

III

 

Non sia mai che si tocchino i padroni

del vapore, già di loro stressati

da non credere, quotidianamente,

dalla guerra della competizione.

Producono ricchezza – e questo è vero –

asserragliandosi nelle trincee

e poi salpando prodi per i mari

della inaudita globalizzazione

: eroi, ecco, cavalieri del lavoro,

degni delle più alte decorazioni.

Non sia mai! Non è facile, oggigiorno,

coi mercati saturi, i sindacati,

il sommerso e gli studi di settore…

 

Eppure, c’è qualcosa che non torna

se siamo ancora al punto che un governo

si ritrovi a dover legiferare

in tema di responsabilità

e doveri sociali delle imprese.

A leggere la legge finanziaria

– articolo 2, commi da 437 a 439 –

viene istituito presso un ministero

d’incerta Solidarietà Sociale

un fondo di 1,25 milioni di euro

all’anno e per ben tre anni, fino al 2010,

per la diffusione della cultura

e delle politiche riguardanti

la suddetta responsabilità.

 

Ora, d’accordo, sarà pure vero

che a reggere quel ministero sia

un ex operaio un po’ comunista,

ma questo è un fatto di democrazia

che, si sa, non contempla preclusioni

di sorta. Ecco, giustappunto, eresia

per eresia – e fatte salve le debite

proporzioni – sarebbe come dire

che certi temi non siano previsti

dagli statuti della poesia.

 

(29-31 dicembre 2007)

 

Non esistono parole efficaci, caro Gennaro, per addolcire la profonda amarezza che caratterizza questa tua lettera anche perché si tratta di un sentire che non è individuale ma che diventa quotidianamente più diffuso. Amarezza, sfiducia, disillusione, rassegnazione, isolamento finiscono per contrassegnare questa fine dell’Impero che rischia di accomunare nella fine il genere umano stesso. La società capitalistica, così come sì è diramata, ha finito per rafforzare la metafora del tumore e delle metastasi. Paradossalmente, quando il tumore (forma di vita impazzita) raggiunge la sua massima espansione il corpo, da cui trae vita, muore. Questo sembra essere il destino del pianeta e di un’umanità che si dice civile e progredita e che invece non riesce a salvaguardare l’ambiente in cui vive e continua ad ammorbarlo con miasmi e veleni. Nei versi, scritti a margine dell’ultima finanziaria del morente governo Prodi, rifletti sull’istituzione di un ministero della Solidarietà Sociale e dei fondi ad esso destinati: “per la diffusione della cultura / e delle politiche riguardanti” “responsabilità / e doveri sociali delle imprese”. Già, Gennaro, a questo siamo ridotti! Collassa il pianeta e l’uomo civile deve ancora prender coscienza del suo devastante impatto sull’ambiente e dei doveri sociali che ogni impresa, a prescindere dal tipo di settore merceologico, dovrebbe considerare innati. Il feticcio del profitto ha finito per devastare le menti umane, la libbertà che si rivendica da ogni parte è libbertà di fare profitti e saccheggiare impunemente vite umane e pianeta e nulla ha in comune col desiderio umano di libertà come realizzazione della pienezza dell’individuo tra i propri simili. Anzi, proprio laddove ogni libertà viene negata si attua la libbertà (vedasi Cina). Il discorso potrebbe e dovrebbe continuare ma, spesso, il destino di inascoltate Cassandre finisce per inibire pensiero e volontà. Cosa può dire la poesia in questo scolorare dell’Occidente? in questa deriva dell’umanità? Credo che possa dire tutto ma so che comunque la sua parola è destinata a restare non letta e inascoltata. Rimangono i poeti, ma sappiamo bene cosa sia il poeta nel nostro mondo.

So che scriverai ancora Gennaro e lo farai ancora fedele al leopardiano nulla al ver detraendo.

Un abbraccio a te,

Enrico

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8 Responses to Gennaro Grieco – Trittico inedito con lettera

  1. roberto matarazzo ha detto:

    in punta di piedi “spio” questo Vostro epistolario intellettuale e umano e, sorpresa, leggendo pensavo a leopardi ed ecco che enrico cerquivini conclude con parole dell’amato leopardi: “… nulla al ver detraendo…” e non aggiungo altro se non i miei complimenti a l poeta gennaro grieco per scrittura oserei dire stupenda e al quale auguro di continuare a ideare, ideare, ideare..
    roberto matarazzo

  2. gugl ha detto:

    credo che Gennaro dovrebbe continuare questa sua scrittura, così disincantata e spalancata sul presente.

  3. luca paci ha detto:

    bello..

  4. Fabio Franzin ha detto:

    Caro Gennaro, splendido questo tuo trittico civile. E tien duro, rompi il duro del guscio, torna fuori, mi raccomando.
    Con affetto. Fabio

  5. gennarogrieco ha detto:

    Ah, gli amici, gli amici… Grazie a tutti e quattro gli intervenuti.
    Un caro saluto,
    gennaro

  6. enricocer ha detto:

    Gennaro, sappi che La Ginestra è sempre a tua disposizione.
    Enrico

  7. Luca Ariano ha detto:

    Avanti così Gennaro!Concordo con i commenti che mi hanno preceduto. Notevole questo trittico così come credo che in questi anni stiamo assistendo ad una rinascita della poesia civile nonostante si faccia di tutto per occultarla viene fuori, eccome se viene fuori…

    Un caro saluto

  8. Sergio Sozi ha detto:

    Poesia civile, certo, e ben espressa, questa di Grieco – che a mia volta esorto a proseguire nella sua opera scrittoria: sarebbe un peccato che le coscienze sveglie si addormentassero cadendo nel medesimo letargo degli altri cittadini.
    Tuttavia sono del parere che la poesia oggi sarebbe piu’ utile all’Italia se tornasse sulle strade della contemplazione della bellezza, anche se la bellezza non c’e’, anzi PROPRIO PERCHE’ la bellezza e’ sparita; anche questo, appunto, sarebbe un agire ”rivoluzionario” e ”diverso”, ma comporterebbe delle conseguenze piu’ vitalizzanti rispetto all’esaminare dei problemi che forse sarebbe meglio trattare con dei, maggiormente idonei, saggi. Ritrovare la bellezza e cantarla e’ un atto radicalmente rivoluzionario, oggi. Tant’e’ che non lo fa piu’ nessuno…

    Saluti cari
    Sergio

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