Scandaloso! Fondi statali per la cultura anno 2010: Italia 0,21 % del bilancio statale, Francia Inghilterra e Germania 2,21 % del PIL

di Sergio Sozi

Il Consiglio Superiore per i Beni Culturali italiano, disperato per i tagli, si appella pubblicamente al Presidente della Repubblica

 

L’Italia, da sei anni, dedica alla cultura una delle minori quote del bilancio statale, rispetto alla media dell’Unione Europea. In confronto alla Francia già siamo dei nani ma ogni anno si tagliano comunque gli stanziamenti – evidentemente un nano è ancora troppo alto per certe mentalità: bisogna diventare formiche (le quali hanno anche il pregio di non parlare).

Ma veniamo ai numeri, ad esprimere i quali sul Corriere della Sera del 18 novembre 2010 (pag. 46) non è un pinco pallino ma Andrea Carandini, presidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali (l’organo cui spetta la gestione e l’utilizzo dei fondi di bilancio del Ministero dei Beni Culturali).

Qualche altra cifretta oltre a quella, già eloquente, del titolo? Vediamo. La stessa fonte rivela infatti quanto segue:

«Ogni anno i fondi per i beni culturali diminuiscono. Dal 2004 al 2010 sono scesi da un già scarso 0,34 % a uno 0,21 %  del bilancio dello Stato».

Ed ancora:

«Se fossimo partiti da standard europei (2,25 % del PIL in Francia, Germania ed Inghilterra), i tagli progressivi, ultimamente duri, sarebbero stati sopportabili. Cosí non è stato. L’acqua è alla gola».

Piú avanti:

«La scelta che il governo sta compiendo è quella di lasciare il nostro Ministero in condizione di non poter piú agire per la manutenzione e per il restauro del patrimonio culturale. Dai 335 milioni di euro del 2004 si è passati ai 148,5 milioni per l’anno corrente, con un taglio pari al 55,73 per cento».

Dopo una dettagliata elencazione di altri disastri (uno dei quali è che la previsione di spesa per manutenzioni e restauri per il 2011 è, come gli anni precedenti, di 446 milioni, ma gli stanziamenti ammontano a soli 102 milioni, dunque mancheranno 344 milioni di euro), il dulcis in fundo è un disperato appello pubblico, rivolto dall’intero Consiglio Superiore per i Beni Culturali al Presidente della Repubblica Italiana, Napolitano. Eccolo:

«Signor Presidente, il nostro Ministero non è piú in grado di attuare quanto l’articolo 9 della Costituzione impone: curare il patrimonio culturale. La preghiamo pertanto di farsi interprete di questa situazione miserevole presso il governo e il Parlamento italiani».

Commenti? Meglio di no, perché la mia lingua diverrebbe biforcuta e velenosa e non potrei garantire di restare rispettoso nei confronti di chi sta portando una delle migliori risorse, parimenti economiche e spirituali, dell’Italia allo sfacelo piú totale. Mi limito a citare l’ammirabile Carandini un’ultima volta e a sperare che non parli al vuoto:

«Il ministro Tremonti [l’attuale Ministro dell’Economia, n.d.r.] ha sostenuto che la cultura non si mangia. Eppure gli uomini devono nutrire, oltre il ventre, il cervello. Se l’acqua è l’elemento essenziale al corpo, la cultura è l’elemento essenziale alla mente (il paragone è di Claudio Abbado), a meno di non voler abbandonare emozioni e ragioni alla brama di potere, all’invidia del denaro, al consumismo sessuale, a un intrattenimento-spazzatura».

Qui habet aures audiendi, audiat (e se ascolta, ognuno faccia qualcosa per supportare l’appello di Carandini: per esempio divulgare o tradurre in inglese il presente articolo e pubblicarlo, in modo da poterlo far sentire anche agli altri cittadini dell’Unione Europea).

 

Sergio Sozi (sergio.sozi@yahoo.it)

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2 Responses to Scandaloso! Fondi statali per la cultura anno 2010: Italia 0,21 % del bilancio statale, Francia Inghilterra e Germania 2,21 % del PIL

  1. enricocer ha detto:

    Dice il sommo Ministro Tremonti che con la cultura non si mangia. Domanda semplice: se lui anziché aver studiato ed essersi fatto una “cultura” ora mangerebbe?

  2. Sergio Sozi ha detto:

    Solo un politico italiano e’, in tutta Europa, capace di sparare una affermazione pazzesca e falsa come, appunto, ”La cultura non si mangia”. Perche’, le scarpe, i telefonini, le automobili forse si mangiano? E le telefonate si mangiano? La cultura infatti e’ (anche) un settore dell’economia immateriale come quello delle telecomunicazioni, e’ un prodotto che da’ da mangiare ai suoi addetti come ogni altra industria, Santo Cielo! Quando stampi un libro dai, subito, da mangiare al correttore di bozze, alla cartiera, al tipografo, al libraio, al produttore d’inchiostro, all’autista del camion che distribuisce il libro e al suo capo. Quando, inoltre, il libro lo vendi, paghi anche il 4% di IVA, dunque dai da mangiare allo Stato. Infine ci sarebbe ”anche” l’autore, che ha il difetto di avere uno stomaco dunque se l’editore lo paga il giusto lui lo stomaco lo riempie di pane, ogni tanto eh, mica sempre per carita’.
    Inoltre.
    Inoltre, se al Colosseo vengono, mettiamo, tremila turisti al giorno, quei tremila danno da mangiare ai custodi e alle guide del Colosseo, ai dipendenti delle autostrade che han percorso per giungere a Roma, ai lavoratori degli autogrill dove hanno acquistato panini ed acqua minerale.
    Queste non sono chiacchiere: queste sono ”chiacchiere che creano denaro”, cioe’ cultura. E un ministro dovrebbe saperlo, altrimenti vada a far la maglia coi ferri, non amministri i miei soldi!
    La cultura insomma e’ pane per lo spirito e per la pancia. Finiamola con le fesserie pseudoeconomiche.

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