Pasolini ci manca da 35 anni

La mattina del 2 novembre 1975,

sul litorale romano di Ostia,

in un campo incolto in via dell’idroscalo,

venne ritrovato il cadavere martoriato di un uomo:

Pier Paolo Pasolini

A 35 anni dalla morte

la verità sul suo assassinio

non è stata ancora appurata.

Pasolini è sepolto nel cimitero di

Casarsa della Delizia,

la terrà che gli svelò vita e poesia.

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5 Responses to Pasolini ci manca da 35 anni

  1. renzomarillo ha detto:

    Ci manca sì…
    Come un intellettuale di statura internazionale in un tempo di nani e ballerine, e finti imperatori.
    Come un’intuizione geniale sui tempi presenti, passati, e forse futuri: visione geniale, ma non per questo meno contraddittoria.
    Come vera esposizione, vera vulnerabilità, vera vergogna del poeta.
    E si potrebbe andare avanti all’infinito.
    Ma “ci manca” soprattutto nella nostra testa, che non l’ha ancora capito, non ne ha rielaborato il lutto e ora, tra citazioni revisioniste (da Scajola agli intellettuali presunti di un certo reazionariato: ma Pasolini è stato, con certezza, conservatore, e passatista, non reazionario), stenta pure ad accoglierlo.

  2. Gabriella Bianchi ha detto:

    Pasolini ci manca in questo desolante panorama politico, sociale e culturale. Adesso purtroppo abbiamo le risse televisive (e pagate) di Sgarbi e di altri presenzialisti inutili, definiti opinionisti….. Pasolini era un personaggio talmente grande da risultare scomodo in mezzo a omuncoli pseudo-colti e in mezzo alle solite prostitute del potere. Mi manca la lucidità della sua poesia, mi manca lui con il suo alto intelletto.

  3. enricocer ha detto:

    “Secondo lei allora – fa, reticente,
    mordicchiando il biro – qual è
    la funzione del marxista?” E si accinge a notare.

    “Con… delicatezza da batteriologo… direi [balbetto,
    preso da impeti di morte]
    spostare masse da eserciti napoleonici, staliniani…
    con miliardi di annessi…
    in modo che…
    la massa che si dice conservatrice
    [del Passato] lo perda:
    la massa rivoluzionaria, lo acquisti
    riedificandolo nell’atto di vincerlo…
    È per l’Istinto di Conservazione
    che io sono comunista!
    Uno spostamento
    da cui dipende vita e morte: nei secoli dei secoli […]”.

    P.P. PASOLINI, Una disperata vitalità, in P.P. PASOLINI, Poesia in forma di rosa.

  4. renzomarillo ha detto:

    ecco, oggi in edicola è uscito l’obbrobrio tanto atteso anche per questo 35esimo anno:

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/06/le-colpe-di-pier-paolo-ho-incontrato-per-la/75453/

    e poi hanno il coraggio di dire che il Fatto Quotidiano è un giornale che, per il solo fatto di essere autonomo e trasversale, è anche libbero (quando in questo paese è rimasta solo una libertà, quella delle idiozie)

  5. enricocer ha detto:

    Caro Lorenzo,
    che il “Fatto quotidiano” sia un giornale autonomo e libero è un luogo comune, come luoghi comuni sono quelli vergati da Massimo Fini in questo articoletto scritto, suppongo e spero, controvoglia, quasi a riempire uno spazio altrimenti destinato ad amena corrispondenza. La tesi che l’assassinio pasoliniano sia nata tra i “ragazzi di vita”, se non erro, venne tirata fuori in alcuni articoli del “Borghese” subito dopo la morte del poeta. E’ anch’essa un luogo comune, come lo è “L’intellighentia di sinistra italiana, nella sua ipocrisia, non ha mai accettato che Pasolini fosse morto com’è morto”. Credo che nessuno sappia realmente come sia avvenuta la morte di Pasolini, lo stesso Fini – a meno che non possieda doti visionarie – deve accontentarsi e fidarsi di una verità giudiziaria che fa acqua da tutte le parti. Ma questo non è il punto più grave. Ritengo che ricordare Pasolini con la frase: «Noi ci troviamo alle origini di quella che sarà probabilmente la più brutta epoca della storia dell’uomo: l’epoca dell’alienazione industriale» sia oltraggioso oltre che riduttivo. Oggi quella frase suona come una banalità. Quello che davvero mi domando è a cosa serva un articolo come questo di Fini? A ribadire che Pasolini è nato, vissuto e morto con un rapporto edipico irrisolto? A ridurre il “grandissimo intellettuale” a gestore di una vita squallida?
    Un intellettuale, come Fini, credo che farebbe meglio ad abbozzare un discorso critico sull’opera di Pasolini, se ne ha voglia e capacità. Le banalità del suo articolo sarebbe bene le lasciasse ad altri e a testate che non si vantano di essere “autonome e libere”.
    Un’altra occasione persa per riprendere l’opera Pasolini e leggerla, sviscerarla senza la lente capovolta del moralismo.

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