Percorso d’Autore: Gabriella Bianchi

Si apre con Gabriella Bianchi una nuova rubrica che con cadenza quindicinale presenterà uno spaccato antologico di poeti italiani e stranieri. Uno spazio per mostrare una produzione poetica nel suo snodarsi nel tempo, nelle sue linee di continuità e discontinuità. Un Percorso d’Autore.

Gabriella Bianchi è nata e vive a Perugia, dove lavora come aiuto-bibliotecaria. Scrive poesie da sempre, ed anche se ha allargato i suoi orizzonti culturali interessandosi di critica letteraria e d’arte, di etruscologia e di narrativa (ha scritto vari racconti), la sua chiave di lettura della vita è e resta la poesia. Ha pubblicato fino ad oggi cinque libri di liriche: L’etrusca prigioniera, Guerra ed. 1984, Canzoniere, Calliope ed. 1990, Giardino d’inverno, Porzi ed. 2005, Cartoline da Itaca, Guerra ed. 2005, quest’ultimo vincitore del Premio per inediti umbri e Il Paradiso degli esuli, Fara ed. 2009.

Testi di Gabriella Bianchi:

Faccio poesia dall’adolescenza. La sento scorrere nelle vene da sempre, è una voce sovrastante che risuona dentro. Ho pubblicato il primo libro nel 1984 e gli ho dato un titolo chiaro ed esplicito, in tema con l’argomento che è quel fremito interiore cui era aggrappata la mia vita: “L’etrusca prigioniera”. Prigioniera degli schemi imposti dai doveri, etrusca per nascita. Il libro affronta, come ogni primo parto di un poeta, i temi eterni che assillano l’essere umano: il desiderio della conoscenza, la presenza della morte, le disuguaglianze sociali, il senso della natura sentito da chi è nato in campagna, l’impatto con la città, la scoperta dei grandi poeti. Da questo libro ho tratto la poesia seguente:

EMARGINATI  (1980)

Una vecchia solitaria raccoglie

imballaggi e cartoni fino a notte fonda

alla vetrosa luce lunare cerca un tesoro

tra i rottami imputriditi dei più ricchi

Mi saluta una donne folle, a lei

la morte rubò il figlio bambino

“ciao, bella giornata”, e cammina

senza meta dondolando le braccia

Compagna di soffitta all’altra

che ha nel volto amarezza perenne

e sotto i portici di un caffè deserto

consuma sigarette e parole

prima che si desti il mondo.

Ho pubblicato il secondo volume di versi nel 1990. E’ un libro esclusivamente d’amore, perciò il linguaggio aspro del primo libro è divenuto morbido e sensuale, nutrito di echi classici. Il libro reca una prefazione di Bruno Dozzini.  Ecco una lirica tratta dal “Canzoniere”:

ASSENZA

La tua cinta di mura e la tua insonnia

la tua corsa febbrile nella vita

e un vento snervato che batte alla porta.

La tua finestra accesa contro il cielo

e il volto arrossato dalla lampada

chino sul tavolo sommerso di carte.

Quel volto che tengo tra le mani

e mille volte bacio,

nei giorni nostri di cielo sereno.

Io ti darei la tregua di un abbraccio

perché l’amore ti sazi e ti addormenti,

e invocherei ribelle un nembo amico

a soffiare improvviso sui tuoi fogli

per rapirli in sciame biancoalato.

E averti tutto mio

nell’isola preziosa dell’estro

che insieme coltiviamo

lontano dal sonno dei mortali.

Dopo un lungo intervallo di quindici anni, nel 2005 escono due volumi: “Giardino d’inverno” e “Cartoline da Itaca”. Il tema comune ai due volumi è la caduta delle illusioni, la fine di ogni utopia.  Il primo, preceduto da un saggio di Giuliano Sozi, è diviso in tre parti:

“Nella cruna del solstizio”, che riprende  il discorso tematico de “L’etrusca prigioniera” con apertura al sociale; “Amore e disamore”, dove il fuoco dell’eros s’intreccia al vuoto della storia finita; “Sulla porta socchiusa”, che dipinge in misura gotica ed espressionista  ritratti familiari.

Dalla prima sezione ho tratto la seguente lirica:

PRIMO GIORNO DI SCUOLA

Occorre traversare l’autunno

senza cadere.

Già il cuore e i piedi

sono bagnati di brina.

Mentre i bambini sfilano

come folletti

sotto il piccolo vascello

della mia casa,

penso all’immortalità

di un quaderno a quadretti

rigato da segni infantili

velato in controluce

dal chiaroscuro dell’adolescenza

dallo stordimento di nozze

fredde

dal figlio bianco

emerso come un delfino

dal mare primordiale.

Poi l’amore ha bruciato le pagine

fino al tramonto,

e del quaderno a quadretti

resta nelle mani

l’usura.

La potenza dell’amore carnale emerge in “PATTO D’AMORE”:

Il nostro letto è stagione di frontiera

Come l’autunno.

Mille volte ho solcato la città

con la furia di un’adolescente

volando sui crinali.

Ora, Mefistofele,

che nel pozzo delle nostre radici

impugni le redini

della passione carnale,

stringi il nodo degli inguini

o spezzalo senza pietà.

Non sopporto il crepuscolo acido

della stanchezza

né il rigore di baci innevati.

Ho paura come un bambino,

quando la vita ladra gira veloce

sul cardine dell’inverno.

Il linguaggio che ho costruito per narrare  il disamore è spoglio e duro, frammentato. Come nella poesia “CARNEVALE”:

Il corpo si è fatto sottile

e fragile

come foglia diafana

prigioniera del ghiaccio.

Un dolore rampicante

s’è avvinghiato al midollo dell’anima.

Resto al limite

tra la dimora dei vivi

e il dormitorio dei morti.

Senza te, non avverto le stagioni.

Il sangue si rapprende

si liofilizza il pensiero.

Una luce di limbo m’accompagna

come un cane randagio.

Tornavo a casa ferita dai baci,

stordita di languore

nella notte umida e complice.

Ora danzi il tuo perpetuo carnevale

vestito da demonio.

Mi volgo indietro a cercarti

ma un silenzio mortale

mi azzanna le carni.

Dalla terza e ultima sezione,  ecco “MADRE SENZA ALFABETI”:

La tua casa è arroccata tra i coppi

e le nuvole

legata con funi strette

agli alti rami del disprezzo.

Consumo sette paia di scarpe

e con il fiato in gola

busso alla tua porta:

appare sulla soglia la tua ombra

vasta d’animale di pianura

e gli occhi torvi non mi fanno entrare.

Per te sono inferiore ad una ladra

sono l’adultera schedata

dal sinedrio dei pubblici giudizi.

Solo la morte

con lo schermo di marmo

interposto tra noi

aprirà la tua bocca alla pietà

o allo sputo.

Il quarto volume che ho pubblicato, sempre nel 2005, s’intitola “CARTOLINE DA ITACA”. Perché “cartoline”?  Apprezzo la misura breve degli haiku giapponesi  e ne ho scritti alcuni, però ho trovato difficile esprimere un concetto in così poche sillabe. Ho trovato la giusta dimensione nella composizione di  quartine, ne ho scritte, credo, qualche centinaio e ne ho raccolte circa 160 nel testo “Cartoline da Itaca”. I temi sono gli stessi delle altre liriche: amore, disamore, sdegno civile, il brivido del tempo che scorre inesorabile. Come sappiamo, Itaca è il punto di partenza e d’arrivo del destino umano, e, non essendo più giovane,  ne ho sentito forte il richiamo.  Ecco alcune quartine:

I corridoi di Perugia

Trasudano muschio e vento

Viavai di maschere imbellettate

E di servi di partito

La domenica dei guitti

È una larva senza volto

È una locanda sporca

Una meretrice stanca

I corvi tagliano l’aurora

Con la puntasecca dei gridi

E con angoli d’ombra

Falciano il sereno nascente

Vorrei portare libri nell’Eliso

Nascosti negli stipi dei pensieri

Per timore dell’abisso immane

Che si spande oltre i cerchi del tempo

Padre – inverti la rotta

Senza te la casa è un frutto secco

La pietra angolare si sfarina

E il tetto si scioglie con la pioggia

Nel 2009 è uscito “IL PARADISO DEGLI ESULI” per i tipi di Fara Editore (Premio Nazionale Città di Marinèo 2010). Gli esuli sono coloro che esistono ai margini del ciclo produttivo e che, per questo, sono bistrattati: i poveri, i bambini, i vecchi, i poeti, i sognatori, gli alberi, i fiumi.  Il libro vuole essere un   ritorno al senso intimo delle cose, perdutosi nell’età divorante del consumismo e della tecnologia. La prefazione, come per le “Cartoline”, è di Vittoria Bartolucci. Ecco una poesia:

Il mattino ammaina le vele

della notte

e innalza quelle nere

del giorno.

Un’altra guerra è annunciata

nei cieli dell’Iran

o dell’Iraq.

I bambini pensano che Dio

sia una Multinazionale

un’organizzazione per la pace

o una macchina bellica,

a seconda che siano di fede araba

o cristiana.

Fuori dalla finestra

c’è sempre caligine

come se dalla terra spuntassero

ciminiere trivelle antenne impianti nucleari

al posto degli alberi.

Il cielo è altrove

perso in lontananze abissali

disperse negli atlanti.

Cerco parole inutili

per misurare l’assurdo.

Il paradiso degli esuli è questo:

un cuore semplice che piange

gli indicibili orrori

e che racconta fiabe ai bambini

sotto una quercia amica.

Oggi la mia poesia, senza aver abbandonato i temi trattati in passato, s’interroga sulla poesia stessa e sulla sua tirannia. La poesia è per me  guida preziosa e nello stesso tempo è padrona assoluta, fino al punto di avere condizionato le scelte della vita.  Coinvolge il mondo emotivo, lo potenzia, lo arricchisce ma tanta emotività finisce per nuocere nella dura arena del quotidiano. La poesia affila le armi dell’intelletto che poi andranno a perdere il loro acume contro i muri dominanti della mediocrità. Da queste constatazioni nasce un corpo a corpo che non risparmia colpi mancini e ingiurie, alternati all’impossibilità di vivere senza il nutrimento offerto dalla poesia stessa. Con questa lirica, che rispecchia il vissuto presente,  chiudo il profilo della mia poetica nel corso di quarant’anni:

E’ una voglia che morde, la poesia.

Accende i sensi e fa scoccare frecce

di puro istinto.

Sento che posa una mano sulla spalla

materna e amica,

ma a volte mi condanna con disprezzo

e mi scaglia nel girone degli ultimi,

quelli incapaci a vivere.

Danza come una baccante drogata

sull’oro dei quaderni

e soffia per dispetto sulle carte

spingendole oltre la finestra.

Poi mi rincuora porgendomi un bicchiere

di quintessenza

che odora di fulmini e stordisce

e non sono più io, sono altro da me

quando sono con lei,

l’assassina,

che apre il giorno e fa scoccare frecce

di raziocinio.

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6 Responses to Percorso d’Autore: Gabriella Bianchi

  1. […] Guarda Articolo Originale:  Percorso d'Autore: Gabriella Bianchi « La Ginestra […]

  2. sandrapalombo ha detto:

    Conoscevo qualche poesie di Gabriella Bianchi, non di più e ho letto con interesse il suo percorso poetico che è chiaro e limpido, nonostante lo spessore dei suoi versi. Mi complimento. Sandra

  3. enricocer ha detto:

    Nei versi di Gabriella Bianchi c’è un notevole spessore umano che si dispone poeticamente in testi che non possono lasciare indifferenti, che invitano a riflettere, a meditare, a guardare con un occhio nudo alle cose che abbiamo intorno. Sono versi spesso asciutti, diretti che nascono dal terribile momento storico che stiamo attraversando.
    Enrico

  4. Maria Cristina ha detto:

    Questa sera, grazie alla ginestra, abbiamo viaggiato attraverso la tua poesia. E’ stato un viaggio bellissimo, grazie.

    Vittoria Bartolucci e M.Cristina

  5. Gabriella Bianchi ha detto:

    Non è possibile parlare del proprio percorso creativo se non con la logica. Forse il mio segnale è fragile, però il mio fare poesia mantiene integrità nel cammino. Ringrazio quelli che mi hanno seguito in questa finestra. Mi auguro di aver trasmesso qualcosa come in un incontro. Gabriella

  6. Fosca Marucci ha detto:

    Poesia icastica che esce dall’io, lirismo e quotidianità fusi armonicamente. Il percorso della poesia è ricostruito come se si salisse una scala elicoidale, perché è avvolgente. Liriche calde e dure, dolci e spietate. Fosca

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