Anteprima: L’Uno vacante di Gianluca Ricci, con la prefazione di Dario Chioli

Una preziosa anteprima del volume L’Uno vacante di Gianluca Ricci. Il volume sarà presto disponibile per i tipi della Midgard Editrice.

Si ringrazia, per gentile concessione, la Midgard Editrice, l’Autore, Gianluca Ricci e il Prefatore Dario Chioli.

Gianluca Ricci: un bello sguardo sulle cose

di Dario Chioli

Leggere le poesie di Gianluca Ricci è sempre una gioia, vi si ravvisa la nitidezza dell’uomo che investiga, che assapora e riassapora, cercando di liberare la propria anima dal superfluo, e riuscendo così a spegnere talvolta, in un istante di sublime accecamento, il desiderio di quanto per tutta la vita è andato cercando: «Oh tu che cerchi e non hai trovato, | Trovando non saprai più cercare. | La notte è fatta solo per chi ha occhi».

Tuttavia bisogna occuparsi della vita presente: «Né morte né nascita , | Ci sono date per ricordo. | La memoria è nell’intervallo», ovvero bisogna operare nelle circostanze, luoghi e tempi che caratterizzano questa nostra esistenza, costituendo in noi una memoria di esperienze rivelative. È qui, in questa sosta tra la nascita e la morte, che la verità può essere ricevuta, la memoria può esserne illuminata.

Ed è qui che l’afferra il poeta, di tanto in tanto, nel suo oscillare dall’autoironia alla visione, dalla constatazione del proprio limite («Che cosa è mai l’uomo | Che debba sopravvivere | A se stesso?») alla esaltazione mistica («il Cielo | E la Terra non mi contengono»).

Mentre l’umanità propria e dei suoi propri simili gli è fin troppo presente, constatandola nelle debolezze della carne e della psiche, al tempo stesso se ne esce per mille rivoli fuori dal sentiero battuto, evocando partecipazioni inattese, luci di piccoli satori, coinvolgimenti ipersensoriali.

Se è vero, come scrive l’autore, che «La sapienza dei mistici | Non nutre più la parola dei poeti», è però anche vero che in ciò lui non è consenziente affatto, e seguita cercando per la sua via la comprensione della «lingua degli uccelli», ovvero delle parole con cui l’anima può comunicare con il cielo – e comunicare, per l’anima, come per i poeti, è volare.

Perché è questo il senso di tutto questo scrivere: ingenerare sensazioni d’interiore volo. Dalla quotidianità delle cose note a tutti, distillare un’essenza di non quotidiano, di sovramondano. Proprio contemplando il disagio, la debolezza, il decadimento degli anni, saperne trarre delle luminescenze immortali.

Abbiamo visto che il poeta, se è tale davvero, si confronta con la propria morte. La guarda, sa che cancellerà tutto ciò che ha prodotto e produrrà, che ne sperderà al vento il nome, ma al tempo stesso avverte che, attraverso la porta che essa gli apre, gli viene incontro un universo di sensi nuovi:

Non solcherai altri cieli ed altri mari,
Ma gli stessi cieli e gli stessi mari
In altro modo.

Di tutto ciò che ha composto nel corso della sua vita e nelle considerazioni della sua mente, nulla durerà:

Rosse foglie d’autunno.
La parola del poeta
Non ne salverà una.

Eppure bisogna andare:

Da un’alba all’altra,
Di giorno in giorno,
Di notte in notte.

Ed essere consapevoli che «nel profondo un frutto si dispone», che l’inaspettato si prepara per noi in un destino di sorpresa continua. Non ci è data la previsione, una finta pace goduta nell’attesa di qualcosa di noto. La vita è groviglio di sensi e significati, le strade e le ore congiungono destini innumerevoli l’uno con l’altro, la verità è sempre ricevuta e sofferta direttamente e imprevedibilmente:

Amore, amore è detto
Solo se nuovi imbrogli
Intesse.

 

Testi in anteprima per gentile concessione dell’Autore, Gianluca Ricci, e della Midgard Editrice

Inverno 2008/09

1.

Tempesta.
Di me non si potranno dire
Né scrivere le stesse cose.

2.

Temporale.
Mi bagno i piedi
Pensando di guadare il Fiume Giallo.

3.

Non è tempura
Un fritto di carciofi
Riscaldato al microonde.

4.

Patriottismo.
Oggi tutti sono in festa
Per il nuovo Presidente USA.

5.

Questo ci mancava.
Nuovo credito
A tasso zero.

6.

Rosse foglie d’autunno.
La parola del poeta
Non ne salverà una.

7.

Novembre.
Con le prime nebbie
Anche io sono uno straniero.

9.

Batte la pietra focaia,
Ma lo stoppino non è asciutto.
Vecchiaia di poeta.

11.

Sconvenienze di vecchio.
Disperdo nel sonno
Un sogno disperato.

12

Tremano gli alberi:
Con il vento scende a valle
Anche la poca luce.

15.

Pienezza della vita.
L’anima dei poeti
Ne è sempre a digiuno.

22.

Riusciranno a fare primavera
Viole, primule e tarassachi
Se ancora non è marzo?

23.

Onda allegra delle campane,
Onda cupa dei rintocchi.
All’improvviso il silenzio.


Primavera 2009

1.

Neve a primavera.
Al di qua della finestra
Cresce l’attesa.

2.

Neve a primavera.
Anche il rosmarino
Era tornato a fiorire.

3.

In riva al mare,
Là dove la scogliera frana,
Avevo coltivato un sogno.

4.

Carne di poeta:
Ogni libbra
È già stata data in pegno.

5.

Ora sì che fiori e foglie
Trascurando il tempo
Escono allo scoperto.

6.

Sarò famoso solo
Dopo morto, tu dici.
Vado a prepararmi il cappio.

 


Estate 2009

8.

Anche se non sono Dio
Posso testimoniare che il Cielo
E la Terra non mi contengono.

11.

Sono bulimico e sovrappeso.
I mali del mondo
Ho caricato sopra i miei.

12.

Fosse stato vero il contrario.
A caricare i miei mali sugli altri
Il mondo non ne avrebbe sofferto.

13.

Indecisione, acribia, accidia.
Ho imparato a non soffrirne
Da quando li so difetti del secolo.

25.

Antica torre di guardia.
Ormai diroccata, gli oleandri
La sommergono di fiori.

26.

Pochi conoscono la fatica delle pietre
Spalate, ammucchiate, gettate
in un’opera incerta.

27.

Si nasce, si muore.
Nel mezzo ci si contorce, con studiata eleganza,
Come in una scrittura cufica.

28.

Dura e secca la penna che scrive,
Umida come il sangue o lo sperma
La vita descritta.

29.

Lo dico e lo ripeto:
Non esiste che l’Uno.
Il Due, il Tre sono apparenza.

40.

Non pensate, non pensate, non pensate.
Gli illuminati hanno solo visto
E semplicemente detto.

41.

Sotto la volta chiara del cielo,
Lungo la balza tagliata del monte,
Un uomo arranca da solo.

42.

Non cupole d’oro,
Non strade lastricate di basalto,
Ma l’infinito chiacchiericcio etrusco.

52.

Hanno stagione anche i girasoli:
Al bordo della strada, capovolti,
E la testa bruciata.

53.

È la propria coerenza
Che sostiene un’anima
A sé presente.

54.

Di chi sei figlio, chi sono i tuoi?
Oggi nessuno più racconta
Genealogie.

55.

Notte di S. Lorenzo.
Ho confuso un pipistrello
Con una stella cadente.

60.

Se Ti offro il mio dolore,
Tu sei dolore. Il mio.
Se Ti offro il mio peccato…

74.

Cespugli, rovi, colonie.
Sono i piccoli gruppi
Che fanno la qualità.

75.

Un inverno rigido,
Un’estate afosa:
È buono ciò ricordi.

81.

Adoro il tuo corpo,
Che odora d’amaro
E si contorce come anima dannata.

82.

Ti prenderò con dolcezza
Come farebbe un bambino
Con le sue matite da disegno.

83.

Finisce il tempo, finisce agosto,
Ma la stagione, esausta,
Non passa, non sa a chi lasciarci.

84.

La lingua degli uccelli è per sempre.
Noi l’immaginiamo, ad ogni generazione,
Pensando ai nostri silenzi.

86.

Amore, amore è detto
Solo se nuovi imbrogli
Intesse.

92.

Oh cento volte figure dell’Uno,
Per quanti attributi Ti diano
Io li conosco come parti dello Zero.

93.

Ciò che non sa definirsi
Eppure esiste da sempre.
Ineffabile, ma reale.

94.

Colui che non ha Nome
Noi preghiamo
Con il nostro Silenzio.

 

 


 

Autunno 2009

1.

In quantità ho raccolto
Castagne matte e ghiande
Per rinverdire il mio giardino.

7.

Dovessi dirti prima
Quali carte intendo calare
Sarebbe come darti la morte.

8.

L’infinito non esiste né sai dove posarlo.
C’è solo un filo lungo un giorno
Ed un giorno in più.

9.

Dal verde al marrone
La natura si dispone.
Indizi, tracce, cambiamenti.

10.

Per caso ci piacciamo,
Per caso ci scegliamo,
A ragione ci allontaniamo.

14.

Morire,
Cadendo ubriaco
Di vita.

15.

Anche se sognare stanca
Resterò ai bordi della foresta
Con il mio cuore di lupo.

24.

Né morte né nascita,
Ci sono date per ricordo.
La memoria è nell’intervallo.

27.

Inavvertitamente
Tocco il tuo seno.
L’idea non mi abbandona più.

28.

Destinati a vivere nell’ombra,
Dopo essere stati rapiti dall’aquila:
Siamo tutti coppieri degli dei.

29.

Notte fredda, ma stellata,
Notte di bufera e di vento,
Notte quieta e dolente.

30.

Al riparo di giacche pesanti
L’uomo non si accorge più
Che la natura si è già spogliata.

31.

Momenti, attimi di felicità
In cui sembra bello
Desiderare anche di morire.

32.

Vi amo tutte, mie regine,
Belle o brutte,
Purché sorridiate.

41.

S’acquieta, alla fine, la tigre che è in me.
Un delirio di sangue e di tinte rosso-ramate
Incendia il cielo, gli alberi, il cuore stesso.

42.

Mistero tremendo.
Le mie mani, il mio cuore
Si sono fatti carne.

43.

Tra le pieghe della carne
Svolgo un tessuto sottile
Di sete e di carezze.

44.

Ciance.
Vale di più un’ora disperata
Che quattro anni di teologia.

52.

Come, quando muoiono i poeti?
Già in vita quando le loro parole
Passano stanche di bocca in bocca.

53.

Mi preoccupo: amo le donne
E quello che potremo essere insieme.
Perché l’età non mi fa grazia?

54.

Mi accarezza, materna,
Con i suoi occhi, grandi, scuri
Che sanno di menta e di calura.

69.

Taci. Un Dio sussurra in noi
Le parole che ci diciamo.
Taci. Il silenzio è la sua voce.

70.

Magari fossero una pietra,
Una voce, un albero, un fiume,
una nuova stagione il volto di Dio…

71.

Simboli: anticipano il presente,
Ci interrogano sul passato,
Nascondono il futuro.

72.

Non siamo come le rondini
Attenti al passo e alla calura,
Piuttosto talpe cieche e sbigottite.

77.

Ad un codice smembrato
La vita ci assomiglia
E in attesa di note critiche.

 


 

Un’appendice…

ABRAMO
(Una piccola storia antica)

 

1.

Lì le palme, là il fiume.
In mezzo la città dove Dio mi trasse.
Ora una tenda è la mia casa.

2.

Io non ti credo. Non posso, non so.
Mi arrampico sulla vecchia ziggurat
E tutto è solo macerie.

3.

Prometti acqua in abbondanza,
Ma ovunque è miraggio.
Anche il tuo nome è impronunciabile.

4.

Non posso credere che il deserto
Che mi hai regalato
Sia la terra promessa.

5.

Eppure qui io sono re,
Per me cantano gli angeli
Ed una genealogia conterà da me.

6.

Crudele è il Dio che parla:
Mi ha sradicato dalla patria,
Ha reso sterili le mie nozze.

7.

Non è fedele il Dio che promette:
Ad altri ha già concesso da sempre la regalità.
A me conduce per tempeste di sabbia.

8.

Perché Dio ascolta i moti del mio cuore
E non si accorge del gran vuoto che ha creato?
E domani mi chiederà di offrirgli un figlio.

9.

Un figlio che non vedrò crescere,
Sarà nemico dei suoi cugini
E non vivrà con i suoi fratelli.

10.

Tempesta nel deserto.
Muoiono i miei cari
Ed io non so dove seppellirli.

11.

E qui, in un’oscura grotta, riposerai in pace,
Moglie, che sopportasti in cambio della tua sterilità
Un Dio nuovo, le mie concubine, altri figli.

12.

Moglie, dalla risata argentina,
Moglie di un figlio che ride a Dio,
Moglie, madre a cent’anni.

 

 


Gianluca Ricci è nato il 17 novembre 1950 a Perugia dove attualmente risiede. Dopo essersi laureato in lettere moderne si è trasferito per motivi di lavoro per circa un decennio in provincia di Bergamo. Ha insegnato italiano, storia e geografia nella scuola secondaria di I e II grado.

Sono stati pubblicati alcuni suoi volumi di poesia: Comunicazione di servizio, Umbria Editrice, 1979 (un’antologia di questo libro è ora on line su SuperZeko); Anbar, Midgard Editrice, 2004 (ora on line su SuperZeko); Exergo. Navigando intorno e oltre le Quartine di Omar Khayyâm, Midgard Editrice, 2007 (ora on line su SuperZeko); Il Tao delle piccole cose, Midgard Editrice, 2009 (ora on line su SuperZeko).

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