Dignità di Francesco De Girolamo

Nell’indifferenza assoluta continuano a morire operai a decine, a centinaia, a migliaia. Ma l’occhio dei media è sempre più fisso su dispute immobiliari, su outing, su rabbrividenti fatti di cronaca nera con retrogusto sadico- voyeuristico, su starlettes scosciate, disponibili, escortabili, avviate sul viale illuminato della videoprostituzione, addomesticate a comporre strisce bianche di sopravvivenza allo stress che degna appena d’uno sguardo distratto i disgraziati che, tassativamente in gruppo, lasciano la pelle nel tentativo, sempre più arduo, di garantire la sopravvivenza alla famiglia con un onesto e spesso umile e malpagato lavoro. Sono ormai questi i senza diritti, i detriti di una società fintamente opulenta che disprezza i lavoratori, che li ritiene indegni di una vita decorosa. Se qualcuno parla di

garantire diritti ai lavoratori viene subito apostrofato come “comunista”, “passatista”, “liberticida”. Rivendicare e difendere i diritti di chi lavora è quasi equiparabile ad una violenza alla libertà di sfruttare, di abbassare il costo del lavoro e del prodotto finale. Eppure ogni giorno tre o più operai escono di casa per lavorare e non vi faranno ritorno se non in una bara: impalcature, cisterne, mezzi agricoli o industriali saranno l’ultima cosa che vedranno. Per loro non vedremo un mesto presidente riflettere sulle bare, né le parate militari, né l’inno nazionale: solo le lacrime dei parenti che sanno di aver perso insieme al congiunto spesso anche una prospettiva di vita, una possibilità di studio, la speranza di una casa. Eppure si tratterebbe solo di dare dignità ad ogni essere vivente, non di una rivoluzione marxista o guevarista. Solo dignità, come implorano i versi di Francesco De Girolamo.

e.c.

Dignità
Ti ho vista soffocare
nelle aule del potere,
tappezzate di menzogne,
nelle fabbriche incendiate
come celle a gas segrete,
nelle scuole devastate,
nei trapezi senza rete
dei cantieri improvvisati,
nei sorrisi imbarazzati
dietro appalti d’assassini,
nello strazio dei bambini
di padri morti in croce,
a testa in giù, colpiti
dai più vili cecchini,
nascosti negli uffici,
tra dismissioni ottuse
e milioni di scuse
di calo dei profitti.
Ti ho vista scomparire
dal viso rassegnato,
votato al compromesso
dell’arreso sindacato,
indegno del passato,
delle lotte che un tempo
lo videro all’assalto
del lavoro promesso
di un salario più alto
per chi vola tra il ferro
senza portarsi accanto
neanche l’ombra di un santo,
o un bicchiere di latte
per ingoiare l’amianto
senza il vomito in gola
di un’atroce tagliola
che stringe lentamente,
ma un giorno non perdona.
Ti ho sentita invocata
da voci troppo roche,
da grida troppo fioche,
da lingue ormai tagliate
da aguzzini e gerarchi
delle schiere di armate
di mafie liberate
da condoni e amnistie,
da leggi spudorate,
scritte con sangue e fango,
da cui erano cancellate,
le tue lettere alate,
da una mano di bianco
sul tuo nome rimpianto,
che il tempo brucerà
nella storia di stato:
dignità, dignità.

Francesco De Girolamo

Nota biobibliografica

Francesco De Girolamo è nato a Taranto nel 1957; vive a Roma dove, oltre che di poesia, si occupa di teatro, avendo curato la regia di diversi spettacoli, tra cui: Le sette maschere ispirato a Gibran Kahlil Gibran (1992) ed Il piacere di dirsi addio da Jules Renard (1996).
Ha pubblicato le raccolte poetiche: Piccolo libro da guanciale (Dalia Edizioni 1990), con introduzione di Gabriella Sobrino; La lingua degli angeli (Edizioni del Leone 1997) ; Nel nome dell’ombra (Ibiskos Editrice 1998) con una nota critica di Gino Scartaghiande; e La radice e l’ala (Edizioni del Leone – 2000) con prefazione di Elio Pecora.

È presente nelle antologie Poesia dell’esilio (Arlem Edizioni 1998), Poesia degli anni Novanta (Edizioni Scettro del Re – 2000) e Haiku negli anni (Empiria – 2005).

Si sono occupate criticamente della sua opera, tra le altre, le riviste: “Poesia”, “Folium” e “Poiesis”.

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4 Responses to Dignità di Francesco De Girolamo

  1. renzomarillo ha detto:

    sul “bicchiere di latte” è stato difficile continuare… perché è una mano che sfiora la ferita quella che indica come la consapevolezza della dignità negata accetti, alle volte, anche l’aiuto delicato, ma anche economicamente improduttivo, della poesia civile… grazie.

  2. mario quattrucci ha detto:

    questa ballata di antico lignaggio, poesia civile di cui si è decretata la morte, la nullità “non poetica” nel mare di lagni “poetici” del lirismo stolido imperante, ci riporta al valore “poetico” della poesia politica. grazie francesco! anche da parte di tutti quelli che hanno un passato di lotte che li videro all’assalto. viva la clase operaia! per la dignità di tutti gli uomini! mario q

  3. Francesco De Girolamo ha detto:

    Ho saputo in ritardo dell’uscita, graditissima, su questo spazio, di questo mio testo poetico, da me inviato quando mi era stato chiesto un mio personale contributo per la sua nascente attività. Sono felicissimo che ora “La Ginestra” sia una realtà tanto ben riconoscibile, in totale rispondenza con quelle che erano le sue premesse, culturali e civili. Una presenza “necessaria”, confortante…
    Grazie ai suoi autori, a Enrico, per la vibrante introduzione, a Renzo e a Mario, per i loro limpidi, genuini, toccanti interventi. A presto.
    francesco

  4. rosaria di donato ha detto:

    Ballata amara che propone il tema delle tragiche morti sul lavoro a causa dell’incuria, della mancanza del rispetto delle norme di sicurezza, dello SFRUTTAMENTO!
    Sembra un testo tratto da “Spoon River”: solo che quel cimitero forse non basterebbe per accogliere tutte le vittime di ieri e di oggi!

    Rosaria Di Donato

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