Riconnettersi, ora.

Il blog letterario è morto, evviva un nuovo blog di poesia e letteratura…

Ma i blog non hanno la capacità avanguardistica e proteiforme di Dada e, nascendo, non cercano di rinnovarsi per poi morire di nuovo, bensì si espongono continuamente alla possibilità della crisi, che oggi può essere tanto mediatica – in rapporto con l’immediatezza raggiunta dai social network come Twitter e Facebook – quanto tematica – …e chi non si parla addosso, nei blog? – quanto politica – cosa serve il blog alla polis (posto che questa esista ancora)?

Ed è precisamente saper attraversare la crisi uno dei saperi più richiesti (e, a rigor di logica, meno disponibili) al giorno d’oggi. In primo luogo, aiuta a non farsi ipnotizzare dalla crisi come mantra, nella forma, cioè, in cui è agita dalle istituzioni e dalle aggregazioni economico-finanziarie, con gli scopi più diversi, che vanno dall’infondere speranza e ottimismo negli elettori, sempre potenziali (“la crisi è già superata”), all’eliminare forza lavoro in modo ingiustificato e illegittimo (“si licenzia per colpa della crisi”, anche quando non è vero, e i top manager guadagnano fino a 400 volte lo stipendio di un operaio).

Saper attraversare la crisi significa riconoscere una crisi culturale ben più avanzata, nella quale non si è saputo rimpiazzare degnamente l’umanesimo liberale, ormai decaduto, e anche quando si sono utilizzate le nuove tecnologie senza far loro la guerra, come accadeva in passato (con la televisione, soprattutto), non si è colto in pieno la loro portata.

Oggi, probabilmente, si percepisce in modo molto più consapevole la distanza dal quotidiano del dibattito letterario, che, connettendosi alla Rete, si è disconnesso da alcuni ambiti di realtà. E, parallelamente, non ha fatto rete, perso nella convinzione tautologica di stare già costruendo relazione per il solo fatto di esserci, cliccare, commentare e, in ultimo, “aggiungere amici”. Con la più ampia falsificazione dell’espressione.

In questa crisi, si provvede ora alla ri-connessione, adottando le modalità, ad esempio, di Poesia 2.0, che dichiara esplicitamente di voler riunire”la potenza del web” con “la presenza sul territorio”, per offrire un intervento real-virtuale che getti quanti più ponti possibili tra la rete letteraria e la rete sociale, facendo dello spazio internet sia un mezzo d’informazione sia un collegamento tra realtà poetiche spesso distanti e non comunicanti tra loro sia un archivio letterario e critico a disposizione dell’utente in forma di database.

Si teorizza la “mappatura emozionale”, come necessità di cartografare tutte le realtà fisicamente presenti sul territorio che siano anche minimamente interessate alla poesia, come hanno fatto Alessandro Assiri e Claudio di Scalzo in apertura del convegno “C’era una volta nella Poesia on-line” (Verona, 24 aprile 2010).

Si torna, infine, a frequentarlo, il territorio, cercando di dare e ricevere qualità e abbandonando la modalità della lettura mordi e fuggi per creare una situazione più duratura, che associ la dimensione festivaliera a quella laboratoriale: è il caso di Absolute (Young) Poetry – aperta al cambiamento, dall’edizione di quest’anno in poi (Monfalcone, 29 settembre – 2 ottobre 2010) – ed è il modello che sta dinanzi ai Due giorni di-versi di Città della Pieve (16-17 luglio 2010). Occasioni, queste, ampiamente pubblicizzate in rete, con la comunità di AbsoluteVille alle spalle del primo festival, e il tam tam via e-mail e nei blog personali nelle retrovie del secondo.

Questi sono solo alcuni degli esempi che si sono avvicendati, nello spazio di quest’anno, nel tentativo di attraversare la crisi e ri-connettersi.

La Ginestra vi si associa, con la potenza metaforica, già ampiamente esplorata, ma mai adeguatamente interiorizzata, del “fiore nel deserto”.

Se una molteplice crisi, di fronte e dentro, non ancora alle spalle, si trova in queste e altre considerazioni di fondo, una riflessione ineludibile, in generale, resta allora quella del pubblico della poesia, per nulla affascinato da blog, riviste e festival. Fino ad ora.

Ed anche oggi.

E dunque se vi è fiore, a qualcuno lo si offra, senza strapparlo.

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2 Responses to Riconnettersi, ora.

  1. enricocer ha detto:

    Un’analisi impeccabile. Eppure credo (crediamo?) che il blog, o meglio, un insieme di blog, possa dare concretamente fungere da punto di ritrovo, di discussione, non immediata ed estemporanea, come FB o Twitter, di confronto e scontro. Credo che possiamo dire di essere entrati in una stagione successiva a quella della proliferazione di blog che fungevano, più o meno bene, da vetrina della propria produzione. Quella stagione credo sia chiusa definitivamente. Non è più l’autoreferenzialità l’obiettivo bensì il bisogno di uscire da una (auto)ghettizzazione culturale e politica. Il fiore del deserto: il pensiero che torna a far capolino.

  2. renzomarillo ha detto:

    Il terreno è comune: non rifacciamo parrocchie e parrocchiette… I blog 1.0 sono stati un modo autoreferenziale di usare gli strumenti della Rete non solo per la possibilità, reiterata, di mettere in vetrina la propria produzione (in questo senso, ci sono stati anche esempi positivi, credo, come Liberinversi) ma anche per le discussioni oziose che vi circolavano, nelle quali l’ansia di primeggiare dei singoli, o dei gruppetti/gruppuscoli, sopraffaceva quella, pure giusta, di emergere con il proprio portato. Come dicevi, si è reagito al ghetto autoghettizzandosi.

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