Percorso d’Autore: Gabriella Bianchi

29 ottobre 2010

Si apre con Gabriella Bianchi una nuova rubrica che con cadenza quindicinale presenterà uno spaccato antologico di poeti italiani e stranieri. Uno spazio per mostrare una produzione poetica nel suo snodarsi nel tempo, nelle sue linee di continuità e discontinuità. Un Percorso d’Autore.

Gabriella Bianchi è nata e vive a Perugia, dove lavora come aiuto-bibliotecaria. Scrive poesie da sempre, ed anche se ha allargato i suoi orizzonti culturali interessandosi di critica letteraria e d’arte, di etruscologia e di narrativa (ha scritto vari racconti), la sua chiave di lettura della vita è e resta la poesia. Ha pubblicato fino ad oggi cinque libri di liriche: L’etrusca prigioniera, Guerra ed. 1984, Canzoniere, Calliope ed. 1990, Giardino d’inverno, Porzi ed. 2005, Cartoline da Itaca, Guerra ed. 2005, quest’ultimo vincitore del Premio per inediti umbri e Il Paradiso degli esuli, Fara ed. 2009.

Testi di Gabriella Bianchi:

Faccio poesia dall’adolescenza. La sento scorrere nelle vene da sempre, è una voce sovrastante che risuona dentro. Ho pubblicato il primo libro nel 1984 e gli ho dato un titolo chiaro ed esplicito, in tema con l’argomento che è quel fremito interiore cui era aggrappata la mia vita: “L’etrusca prigioniera”. Prigioniera degli schemi imposti dai doveri, etrusca per nascita. Il libro affronta, come ogni primo parto di un poeta, i temi eterni che assillano l’essere umano: il desiderio della conoscenza, la presenza della morte, le disuguaglianze sociali, il senso della natura sentito da chi è nato in campagna, l’impatto con la città, la scoperta dei grandi poeti. Da questo libro ho tratto la poesia seguente: Leggi il seguito di questo post »


MARZABOTTO URLA

28 ottobre 2010

MARZABOTTO  URLA

(ricordando Giorgi che scrisse “Marzabotto parla”)

“Per me è del tutto indifferente ammazzare ottanta

o mille persone”

Erich Muhsfeldt, Oberschaerfuhrer SS (citato da Miklos

Nyiszli, Sono stato l’assistente del dr. Mengele

La prima domenica del mese d’ottobre il sindaco di Bentivoglio ed io in qualità di Presidente dell’ANPI del nostro comune, abbiamo raggiunto Marzabotto per testimoniare con la nostra presenza il valore assoluto ed intaccabile della memoria delle stragi nazifasciste avvenute nel nostro Paese dopo l’8 settembre ’43. È stata una celebrazioni particolare.

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Nota sulle Tra(s)duzioni di Massimo Viganò

25 ottobre 2010

di Enrico Cerquiglini

Questo volume, uscito per i tipi delle Edizioni della Meridiana, ha vinto il Premio Sandro Penna, sezione opera inedita, nel 2009 e rappresenta l’esordio editoriale di un poeta. Un poeta dal linguaggio maturo e decisamente inusuale per il panorama italiano.

 

Tradurre, etimologicamente, significa “far passare un’opera da una lingua in un’altra” ma anche  “condurre qualcuno da un luogo ad un altro”. Questa seconda accezione non deve essere mai dimenticata, specialmente quando si leggono i versi delle Tras(d)uzioni di Massimo Viganò: in essi l’autore fa passare non l’opera da una lingua in un’altra, ma trasforma la materia da uno stato all’altro. La prosa, spesso cronachistica o biografica, subisce una metamorfosi, viene riplasmata in nuova forma, distillata in versi, risistemata sulla pagina con un ritmo nuovo, inedito.

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Lettura del Registro dei fragili di F.Alborghetti

22 ottobre 2010

Lettura del Registro dei fragili di  F. Alborghetti

E’ crudo e forte  il Registro dei fragili di  Fabiano Alborghetti  (Bellinzona, Edizioni Casagrande, 2009)  che  canta, attraverso la storia  drammatica di una madre che arriverà a uccidere il figlio, il vuoto che, in gran parte, galleggia della nostra società.

Come si legge nell’ esaustiva e chiara prefazione di Fabio Pusterla , partendo da “ un fatto di cronaca, uno dei tanti desolanti fatti di cronaca degli ultimi anni, accompagnati ogni volta da un chiacchiericcio mediatico” l’autore  “ scandaglia con pietosa lucidità i meandri, le zone d’ombra, i luoghi più ripugnanti” di un inferno quotidiano. L’estremità del gesto, l’epilogo drammatico del racconto poetico, è  preceduto, poesia dopo poesia, da inquadrature  che sottolineano la superficialità di comportamenti e di pensieri delle persone e da ritratti che potrebbero, tra l’altro, far parte di storie non altrettanto tragiche, momenti di anonimo vivere.

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Bilancio del decennio – Brunella Bruschi, considerazioni

21 ottobre 2010

Per ora solo un flash, in risposta estemporanea ai quesiti posti da S. Sozi e E. Cerquiglini (che estendo alla poesia, mio peculiare interesse).

Non so chi veramente sia emerso in poesia nell’ultimo decennio, ma ho la sensazione che, tranne qualche eccezione, quel po’ di visibilità che alcuni hanno conseguito (fugaci interventi o letture en passant a Fahrenait, servizio di rito su Poesia, pubblicazione con piccoli editori meno anonimi…) sia abbastanza conseguente all’appartenenza ad un circuito, ad una koiné, che non sempre sembrano forieri di talenti espressivi autonomi e di un pensiero organico. Per il resto mi sembra si siano ulteriormente fatti luce autori già affermati e pochi di questi coerenti e conseguenti ad una propria avviata ricerca. In prosa temo che lo scenario sia anche più desolante: un diffuso, malinteso senso del “minimalismo”, che, anziché perseguire il “parler de loin”, la preterizione densa di ipotesi e connotatività, si crogiola nel vuoto di saperi, pensieri ed espressività, nella ripetitività che scimmiotta il quotidiano, ma ne resta lontana in quanto stereotipo.

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Anteprima: L’Uno vacante di Gianluca Ricci, con la prefazione di Dario Chioli

20 ottobre 2010

Una preziosa anteprima del volume L’Uno vacante di Gianluca Ricci. Il volume sarà presto disponibile per i tipi della Midgard Editrice.

Si ringrazia, per gentile concessione, la Midgard Editrice, l’Autore, Gianluca Ricci e il Prefatore Dario Chioli.

Gianluca Ricci: un bello sguardo sulle cose

di Dario Chioli

Leggere le poesie di Gianluca Ricci è sempre una gioia, vi si ravvisa la nitidezza dell’uomo che investiga, che assapora e riassapora, cercando di liberare la propria anima dal superfluo, e riuscendo così a spegnere talvolta, in un istante di sublime accecamento, il desiderio di quanto per tutta la vita è andato cercando: «Oh tu che cerchi e non hai trovato, | Trovando non saprai più cercare. | La notte è fatta solo per chi ha occhi».

Tuttavia bisogna occuparsi della vita presente: «Né morte né nascita , | Ci sono date per ricordo. | La memoria è nell’intervallo», ovvero bisogna operare nelle circostanze, luoghi e tempi che caratterizzano questa nostra esistenza, costituendo in noi una memoria di esperienze rivelative. È qui, in questa sosta tra la nascita e la morte, che la verità può essere ricevuta, la memoria può esserne illuminata.

Ed è qui che l’afferra il poeta, di tanto in tanto, nel suo oscillare dall’autoironia alla visione, dalla constatazione del proprio limite («Che cosa è mai l’uomo | Che debba sopravvivere | A se stesso?») alla esaltazione mistica («il Cielo | E la Terra non mi contengono»).

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Bilancio del decennio – Narrativa – Sergio Sozi

18 ottobre 2010

Inizia con questo post un Bilancio del decennio che sta per chiudersi. Cosa è accaduto di notevole in campo poetico, narrativo, artistico in generale? Quali sono gli autori che sono emersi? Quali i volumi degni di memoria?  Quali gli eventi degni di memoria? Quali antologie hanno segnato il decennio? Quali novità editoriali sono emerse? Quali iniziative Web hanno inciso sulle varie espressioni artistiche?

Sono domande alle quali ognuno può fornire risposte, non importa se parziali o non esclusivamente critiche.

Chi è interessato può intervenire  inviando un testo anche breve su ognuno degli ambiti individuati. Naturalmente ognuno è libero di scegliere se parlare di uno o più ambiti e di decidere la lunghezza dell’intervento. Quello che si chiede è di evitare la semplice lista e di motivare le proprie scelte.

Un ringraziamento particolare a Sergio Sozi che rompe il ghiaccio con uno sguardo molto lucido sulla realtà narrativa italiana del decennio che va a terminare.

Le nostre condizioni: liberismo e dispregio della storia letteraria d’Italia come leggi non scritte del decennio

di Sergio Sozi

La narrativa italiana del primo decennio del Duemila è un curioso ed autocratico palcoscenico dalle accatastate scenografie, dove recitano attori improvvisati che si esibiscono in genere per non piú di mezz’ora e poi scompaiono definitivamente, inghiottiti dalla misteriosa ed anonima vita del retropalco. In sala, vediamo una platea di spettatori talmente variopinti da apparire grigi, uniformemente grigi.

Questa allegoria, a volo d’uccello e semplificando. Tuttavia è innegabile una mutazione antropologica, sia del Paese che ovviamente dei suoi prodotti culturali: ne deriva questo teatro buffo di autori e lettori fugaci, frettolosi, perciò privi di vero e duraturo interesse per la letteratura.

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