[Con questo post s'inaugura la Vetrina, uno spazio per la critica e per i testi poetici di autori e autrici editi, inediti, inattesi e disattesi.]
Nella poesia di Francesca Coppola la voce sa farsi plurale, accogliendo brani di realtà non proprie – anche quando il frammento è disturbante, inquietante, alienante (correndo il rischio di prestare la propria voce ai discorsi del potere, ma correndo, onestamente, il rischio a viso aperto) – fino a costituirsi in un canto quotidiano, affidato a parole colloquiali (che includono, efficacemente, il lettore nella conversazione) e in un controcanto fortemente metaforico, spesso iperbolico.
La musicalità del testo, espressa da un verso che è spezzato, anche se mai in modo arbitrario, non ne risente, anzi, ne è esaltata, come si può vedere nei testi pubblicati qui sotto.
Meno definita, per forza di cose, in questo campo di grandi tensioni, la cifra stilistica, ancora instabile tra soluzioni, anche grafiche, diverse. In ogni caso, siamo davanti a una poesia che, a livello tematico-ideologico, sa entrare consapevolmente in gioco con la cronaca e il suo linguaggio (sempre più prossimo a una neolingua di stampo orwelliano), e con la virtualità, oscillante tra euforia e disperazione, di Internet e dei social network.
Senza essere costituita nella pratica di opposizione determinata, e forse monolitica, a questi “idio-mi idio-ti” presente in un testo molto rilevante per questi anni poetici come Registro dei fragili di Fabiano Alborghetti (di cui si è già parlato, qui), la lingua di Francesca Coppola è comunque “idio-letto” che, senza essere “idio-sincratico”, assume tutta la forza espressiva che può derivare da un compromesso integrale con la poesia e con la sua capacità linguistica, in quanto forza comunicativa e non solo di Comunicazione, omologante e omologata. (l.m.)
Il ritorno della polvere
il sole buca piano la finestra
mi arrotonda di solitudine fra le sue dita
è allora che vedo l’essere mediano
non qui, non lì
presente forse nel passo di un gatto
credi, chi conta su di te
non conosce i numeri
ci sono due pagine vuote
si nasce una sola volta
fra le morti che ho in mente
Per paura
ci sono cose che non girano in piedi
inscenano spole al centro e non senti che tutto
ma proprio niente ruota e strizza
spazza e stacca in paillettes
che poi si poteva fare meglio
non chiudere quel passaggio e smistare
la paura come reazione d’indotto
ci sarebbero stati razzi fra le mani
e non delta aperti sul viso
News in pillole
e le lastre di Marilyn all’asta
c’è chi fa il botto su un pavimento
da sonnambulo
e tu che schizzi al vento e cinque
sono i giorni che ti preparano al baratro
non sai che alla seconda curva lasci il casco
volare e non atterrare se non in uno schiamazzo
mediatico, dallo shock ai marchi di fanatismo.
E se lui decide che non c’è spazio qui, che il tempo
è ormai finito, scava la fossa comune
senza l’altrui consenso quando la somma di due vite
è al di sotto del mezzo secolo.
Angelo atterrato in un portone
ci sono cose che non sai nascondere
e così preferisci mettere in mattoni
un tempio restando a contemplare l’atrio
quasi ti vedo nei giri concentrici
di parole fritte che non perdono quota,
neanche se a cadere poi sei tu
e perdi il vizio di uscire la sera
lasci agli altri la virtù del vivere
secondo le regole
chi fa i soldi con un fiore sulla maglia
e tu prepari la camicia come l’ultimo caffè
appendi scarpe e ragione, ritirando le trame
senza distinzioni, senza sesso
respirare il faggio, qualche passo
che dietro un nome c’è la parafrasi del non detto
sono il male in linea alla cicatrice
nell’ordine perfetto di una chiesa
Sfumature
tutti abbiamo un cuore
anche mio padre
è stato il tempo, quel tonfo
unico sentire di un incontro combinato.
Otto anni, diversi amici dal manto uguale
e lettere con farfalle incise
- notti ad aprire ventagli -
ecco la malattia dei risvegli.
Tutto qui
l’aria della domenica
lo spacco così corto di una donna
quell’ultima foto sotto coperta
- tutto qui -
un silenzio, sorriso del tempo che non passa
e se passa è sete d’inverno
nascondere i buchi fra le sottane
la vergogna di una borsa griffata
avere la forza della pioggia in terra straniera
“ci sono ancora parole non dette?”
solo qui
la semplicità di due nomi che non si conoscono
la vita nei Columbia Pictures.
Francesca Coppola si presenta così:
28 anni e pur così tanti. Laureata in “Cultura & amministrazione dei beni culturali”, Francesca risiede in provincia di Napoli. Vive la natura come habitat ideale, ama gli animali più delle persone. Da sempre interessata alla scrittura, agli effetti benefici che ne conseguono, alle possibilità di esternare e condividere, sfrutta al massimo il filo illogico di internet. Siti di poesie e forum diventano ben presto la sua casa, così le varie discussioni hanno sempre più il sapore del pane quotidiano. Cercare e non trovare, difendersi a colpi di cartapesta, ragionare più del dovuto, infine capire che la meta è sempre la stessa, sono le strade a cambiare volto.
Ha pubblicato Perle di Piombo con il sito Scrivere, anno 2007. È presente nei libri: Foto di gruppo con poesia (Autori vari), 2009, Ladre di desiderio, In tema d’amore, 2008.
Fa parte della redazione de I giovin/astri di Kolibris, e gestisce Versinvena, un forum di scrittura creativa assieme a Roberta D’Aquino: http://versinvena.freeforumzone.leonardo.it/default.aspx?t=634057517439694252
Autrice che seguo su di un sito, concordo su tutto ciò che è scritto nella recensione. E’ veramente brava, complimenti per la scelta.
Brava e complimenti sinceri .
Maria Grazia
Complimenti Francesca
Vi ringrazio molto per l’apprezzamento
E ancora una volta ringrazio -Il fiore del deserto- per questa splendida opportunità.
Bravissima Francesca, complimenti!
I miei complimenti Francesca.
Belle le tue poesie!
Saluti;-)
Brava, Francesca.
Complimenti.
Un abbraccio,
Anna
grazie ragazzi, passo dopo a saldare il conto!
Brava Francy
le tue poesie sono stupende
complimenti